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VATICANO/ Magister: Müller, una nomina "innovativa" che rafforza Benedetto XVI

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La stessa che porta avanti con grande coraggio papa Ratzinger sfidando le resistenze fortissime che si muovono anche e soprattutto all’interno della Chiesa, dove esistono correnti fortemente ecumeniche ma solo a parole: cioè sottolineano a parole continue aperture nei confronti di comunità separate come le protestanti storiche ma, contemporaneamente, mostrano non solo una chiusura, ma un vero e proprio disprezzo nei confronti di frammenti molto vicini alla Chiesa cattolica ma separati da poco tempo, come appunto i lefebvriani. Corrente che può e deve essere oggetto di un lavoro di riconciliazione.

 

Müller si dichiara discepolo e amico del teologo peruviano Gustavo Gutiérrez, considerato uno degli ispiratori della “teologia della liberazione”. Come giudica quest’apertura?

 

Questa attenzione particolare nei confronti della dottrina di Gutiérrez è stata usata come arma di accusa da parte di chi non desiderava Müller al vertice della Congregazione per la dottrina della fede. In realtà, a ben guardare, Gutiérrez è certamente fra i più famosi esponenti della “teologia della liberazione”, ma è l’unico che non è mai stato oggetto di condanna perché, effettivamente, la sua teologia è nell’alveo dell’ortodossia. Inoltre, questa corrente ha avuto delle derive soprattutto di tipo marxista assolutamente incompatibili con la dottrina cattolica tout court ma, d’altro canto, ha svolto anche temi e affrontato problemi che sono stati valutati positivamente. Fra questi monsignor Müller e, in passato, anche l’allora prefetto Ratzinger si erano espressi criticamente solo su alcuni aspetti della “teologia della liberazione” stessa.

 

(Federica Ghizzardi)

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