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Cronaca

J'ACCUSE/ Quella felicità ad ogni costo dei giornali che abita sotto l'ombrellone

Una bella ragazza sorridente: sarà anche felice? (Foto: Infophoto)Una bella ragazza sorridente: sarà anche felice? (Foto: Infophoto)

Ci sembra allora possibile affermare come la ricerca moderna della felicità, liberandosi dal concetto di peccato originale, abbia di fatto mascherato la natura profonda dell’essere umano, abbia truccato le carte mentendo sul codice esistenziale di quest’ultimo: quello di una natura imperfetta che si completa solo attraverso l’incontro con l’altro ed il conseguente dono di sé. La modernità ha mascherato con l’immagine dell’uomo artefice della propria fortuna un soggetto che invece dipende dalla relazione che instaura con un altro per lui significativo ed è quindi costantemente e inevitabilmente ferito da ogni relazione mancata, da ogni assenza significativa. 

Se l’essere umano aspira alla felicità, questa non è mai nelle sue mani ma dipende sempre da una relazione significante, con tutte le sue inevitabili intermittenze (e quindi con gli inevitabili momenti di infelicità) che questa comporta. È una tale dipendenza che diventa ferita inguaribile quando l’altro è assente, quando la relazione non è più presente ma solo ricordata. Emanciparsi da una tale ferita significa dimenticare, coprire l’assenza dell’altro con l’oblio: ma è proprio questo ciò che l’essere umano si è rifiutato sistematicamente di fare trasformando il ricordo momentaneo in volontà di memoria. Vivere nella coscienza della dipendenza dall’altro e nella consapevole mancanza di questi quando scompare, custodendolo nella nostra memoria ed ammettendo di esseri feriti dalla sua assenza, è l’unico modo che conosciamo per essergli degni. Emanciparsi da una tale ferita, mimare la propria autonomia edificando una felicità indipendente da qualsiasi relazione significativa che ci possa legare e dalla quale finiremmo necessariamente con il dipendere, è semplicemente illusorio e inevitabilmente fatuo, come possono esserlo certe vacanze.

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