BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

COSTA CONCORDIA/ Scarcerato il comandante Francesco Schettino. Solo obbligo di dimora

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Francesco Schettino, comandante della nave Costa Concordia naufragata al largo dell'isola del Giglio, ha ottenuto la scarcerazione. Il gip di Grosseto ha revocato come chiesto dalla difesa di Schettino gli arresti domiciliari lasciandogli soltanto l'obbligo di dimora nel suo paese, la città di Meta in provincia di Sorrento. La richiesta era motivata dal venir meno delle esigenze cautelari. L'avvocato difensore dello Schettino ha comunicato in una nota che "il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Grosseto, Valeria Montesarchio, in accoglimento di istanza per la sostituzione della misura cautelare in atto, ha disposto la sostituzione degli arresti domiciliari nei confronti del comandante Francesco Schettino, con l'obbligo di dimora nel comune di Meta di Sorrento". Schettino si trovava agli arresti domiciliari dal 17 gennaio di quest'anno. E' una decisione che ovviamente solleverà polemiche. Per molti infatti il comandante è l'unico vero responsabile del naufragio e quindi della morte di alcuni passeggeri, periti per essere rimasti intrappolati mentre la nave si piegava su un fianco. Era il 13 gennaio quando la grande nave si trovò a passare così vicina all'isola del Giglio da colpire uno scoglio. La falla in pochi minuti fece piegare la nave su un fianco. Alla base di questo avvenimento, secondo le accuse, la decisione di eseguire il cosiddetto inchino, cioè il passaggio molto vicino alla costa per poter permettere agli abitanti di salutare da vicino i passeggeri e viceversa. Una abitudine contestata quella dell'inchino ma pare molto comune almeno fino al giorno del naufragio della Costa Concordia. Una manovra azzardata quella di cui è accusato Schettino. Ma tra le accuse che lo colpiscono anche quella di aver dato con troppo ritardo l'ordine di evacuazione nonché quella di aver abbandonato la nave ancor prima che tutti i passeggeri fossero scesi a terra. Per alcuni di loro la nave si trasformò in una trappola mortale dove annegarono. Al momento non si sa ancora quando prenderà via il processo. Tra le persone coinvolte anche il sindaco dell'isola che avrebbe chiesto esplicitamente a Schettino di eseguire l'inchino, così come i vertici della Compagnia Costa che avrebbero cercato di tenere nascosta la pratica dell'inchino. Una faccenda assai complessa di cui non si sa quando si arriverà a capo. 


  PAG. SUCC. >