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NOZZE GAY/ Vi spiego perché l'Italia non può seguire Hollande e Zapatero

Hollande accelera per i matrimoni gay e le adozioni da parte di coppie omosessuali, come fece Zapatero in Spagna. ALBERTO GAMBINO, giurista, spiega perché in Italia è contro la Costituzione

Due manifestanti per i diritti omosessuali (Infophoto) Due manifestanti per i diritti omosessuali (Infophoto)

François Hollande stringe i tempi per i matrimoni gay e per le adozioni da parte di coppie omosessuali, lasciando trasparire tutta la debolezza di un riformismo “ideologico”, che da azione politica di tutela e protezione delle fasce deboli della società sposta il tiro sull’accondiscendenza ad élites culturali che individuano il progresso del XXI secolo nell’annullamento della dimensione naturale delle relazioni umane. Il tema dell’adozione per le coppie gay è in questo senso centrale, non più una mamma ed un papà per il bambino in formazione, ma il modello - biologicamente sterile e indifferente alla complementarietà maschile e femminile - della coppia di genitori dello stesso sesso. 

La vicenda, come fu per la Spagna di Zapatero, apre uno squarcio sulla tenuta di valori e fondamenti degli ordinamenti occidentali che radicano nella famiglia coniugale il primo nucleo sociale della comunità nella quale si vive. 

E’ in atto la confutazione del paradigma che da millenni lega il matrimonio alla diversità di sesso tra i coniugi. La tesi demolitoria sostiene che poiché il diritto di contrarre matrimonio è un momento essenziale di espressione della dignità umana, esso deve essere garantito a tutti, senza discriminazioni derivanti dal sesso o dalle condizioni personali, come l’orientamento sessuale, con conseguente obbligo per lo Stato d’intervenire in caso d’impedimenti al relativo esercizio. Pertanto, stante il principio, comunitario e costituzionale di vietare irragionevoli disparità di trattamento, la norma implicita, civilistica, che esclude gli omosessuali dal diritto di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso, così seguendo il proprio orientamento sessuale, non avrebbe giustificazione razionale. Si osserva in questa direzione che il significato di famiglia, lungi dall’essere ancorato ad una conformazione tipica ed inalterabile, si è al contrario dimostrato permeabile ai mutamenti sociali, con le relative ripercussioni sul regime giuridico familiare. Una volta escluso che il trattamento differenziato delle coppie omosessuali rispetto a quelle eterosessuali possa trovare fondamento nella tutela della famiglia fondata sul matrimonio, non vi sarebbe un ostacolo al riconoscimento giuridico del matrimonio tra persone dello stesso sesso. 

In questa temperie culturale, appare allora proficuo tornare ad investigare sul valore del sistema normativo positivo nel suo complesso quale luogo imprescindibile di verifica delle diverse soluzioni giurisprudenziali. L’argine al positivismo imperante, rappresentato dal riconoscimento di una vicenda umana pregiuridica, la persona, la sua dignità, la sua intangibilità, pare oggi cedere il passo alla positivizzazione di regole che proprio l’artificialità congenita del diritto implica come davanti alle decisioni che coinvolgono la sfera più profonda dell’individuo il diritto debba farsi “mite”, ovvero non possa “intralciare” decisioni che competerebbero alla c.d. autodeterminazione del singolo, e ciò a prescindere dalle valutazioni etiche e morali della comunità. 

Ma è proprio così? C’è un macigno di ordine logico-giuridico, ma direi anche storico-morale che dovrebbe far riflettere chi sbrigativamente – come il presidente francese – indica facili soluzioni normative alla questione omosessuale.