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Cronaca

STATO-MAFIA/ Grosso: caro Galli della Loggia, se i pm hanno sbagliato pagheranno

Secondo CARLO FEDERICO GROSSO attualmente non abbiamo elementi a disposizione per poter affermare che le Procure stiano procedendo in virtù di un teorema da dimostare

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L’aspetto più inquietante sul quale nessuno si è soffermato è che Nicola Mancino aveva paura. E’ la tesi riportata da Ernesto Galli della Loggia dalle pagine del Il Corriere delle Sera del 3 luglio. L’editorialista si riferisce alla intercettazioni delle telefonate tra l’ex vicepresidente del Csm (ministro dell’Interno all’epoca della presunta Trattativa Stato-mafia) e il consigliere giuridico del Quirinale, Loris D'Ambrosio. Nel dialogo tra i due, Mancino si mostra decisamente preoccupato. Non è ancora indagato. Lo sarà, in seguito, per falsa testimonianza nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa. Eppure, parla di un «abuso grande come una montagna» e si domanda dove «vogliano arrivare questi». Per Galli Della Loggia, si tratta di passaggi fondamentali. Mancino, un uomo che in virtù dei ruoli che ha ricoperto all’interno delle istituzioni, conosce bene la giustizia italiana. E teme di «essere incastrato». Non dai giudici. Ma dai Pm. E’ perfettamente a conoscenza, infatti, di «come troppo spesso funzionano i meccanismi dell’Accusa, del modo d’essere dei suoi rappresentanti, delle loro motivazioni inconfessate e inconfessabili». Abbiamo chiesto a Carlo Federico Grosso, avvocato penalista, professore ordinario di Diritto penale presso l’Università di Torino, già vicepresidente del Csm, come interpretare le parole di Galli della Loggia.

Crede, anzitutto, che l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia possa essere inficiata dalla volontà di dimostrare un teorema a tutti i costi?

Lo escluderei. La magistratura fa indagini e se accerta fatti penalmente rilevanti non può fare altro che perseguirli. Detto questo, per il momento, non si può certo affermare con certezza se tale trattativa ci sia stata o meno.

E’ possibile che, sulla vicenda, si stiano scontrando due posizioni opposte? Ovvero, quella di chi pensa che vada fatta chiarezza a tutti i costi e le persone formalmente responsabili debbano essere punite; e quella di chi è convinto che la trattativa abbia evitato ulteriori vittime e che i responsabili del patto, di conseguenza, non vadano perseguiti

Effettivamente, queste due concezioni, coesistono. Difficile dire se riguardino strettamente la giustizia o se non siano, piuttosto, politiche. In ogni caso, il problema esiste, ed è drammatico. Pensi al caso Moro. Dal punto di vista del rigore morale, si poteva affermare che mai e poi mai si sarebbe dovuto trattare con i terroristi. D’altro canto, sussisteva l’aspetto umanitario, e il cosiddetto stato di necessità. Che precede la ragion di Stato. In questi casi, non è possibile assumere posizioni manichee.

In ogni caso, le sembra corretto il modo in cui sta procedendo la magistratura inquirente che si sta occupando del caso?