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IL CASO/ Argentina, così la falsa libertà minaccia uomo e donna

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Il presidente argentino Cristina Kirchner (InfoPhoto)  Il presidente argentino Cristina Kirchner (InfoPhoto)

Il presidente dell’Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, martedì 3 luglio ha consegnato i primi  documenti di riconoscimento emessi in seguito alla nuova legge sulla identità di genere, approvata lo scorso maggio (55 voti a favore, un astenuto e nessun contrario). 

La novità legislativa, vera avanguardia internazionale, riconosce a tutti i cittadini della Naciòn Argentina il diritto a mutare il sesso con cui si è stati registrati alla nascita, senza alcuna previa autorizzazione medica o giudiziale; inoltre, tutti gli operatori del sistema sanitario pubblico, sia statali che privati, dovranno garantire su base continuativa tutti i diritti che la legge riconosce. L’articolo 1 della legge, consacrando definitivamente l’esistenza del diritto all’identità di genere, afferma infatti che: “ognuno ha diritto ad essere trattato in conformità con la propria identità di genere, e in particolare, ad essere identificato in questo modo attraverso gli strumenti che dimostrano la propria identità rispetto al nome usato, immagine e sesso con cui si è registrato”. 

È sempre la stessa legge a dare una vera e propria definizione dell’identità di genere come “l’esperienza interiore ed individuale di genere così come ogni persona la sente, che potrebbe non corrispondere con il sesso assegnato alla nascita, compreso il senso personale del corpo”. La Premier sudamericana (che ha già legalizzato il matrimonio gay nel 2010), durante la cerimonia di consegna dei nuovi documenti ad un gruppo di militanti transessuali presso la Casa de Gobierno di Buenos Aires, afferma: “Oggi è un giorno di grande riparazione. Avrete gli stessi diritti che hanno milioni di argentini al momento della nascita!”.

Ricapitolando: 1) L’unico requisito per cambiare il sesso è il sentimento interiore; 2) la modalità per effettuare il cambio è quella della richiesta amministrativa; 3) le spese per la rettificazione genitale sono a carico del servizio sanitario nazionale.

Il quadro si completa se aggiungiamo che la novità legislativa permette anche al soggetto minorenne accompagnato dall’avvocato di fare richiesta di cambiamento del sesso in conformità al suo sentire; in mancanza di un rappresentante, si potrà chiedere un giudizio abbreviato al Tribunale dei minori che deciderà in base alla sua capacità progressiva ed in conformità al principio del superiore interesse del minore.

La questione argentina è, quindi, molto seria e soprattutto non si pone come un caso sporadico e isolato: sempre maggiori, infatti, sono le pressioni che gli organismi internazionali a tutela dei diritti umani ricevono da potenti lobby affinché l’identità di genere venga inserita nel novero dei diritti umani universalmente riconosciuti.

Il passaggio della parola sesso (sex) in genere (gender), infatti, non si inserisce, come molti vorrebbero far credere, in un naturale processo di evoluzione terminologica ma è piuttosto l’approdo finale di una silenziosa quanto potente operazione ideologica. Il dato di natura, incontestabile per la sua oggettività, è avvertito come uno dei principali nemici della libertà umana: per l’uomo, fabbro del proprio destino, un vincolo esterno alla sua volontà è inconcepibile. 



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