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ABORTO/ La modifica della 194? La Spagna ci insegna che non è un tabù

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Cambiare in meglio o in meno peggio si può e si deve. Sul suolo italico invece si avverte spesso un profondo scoramento, se non una placida rassegnazione in relazione alle battaglie giuridiche pro-life. Quasi che la 194, che ha introdotto l’aborto procurato nel nostro Paese, e la legge 40/2004, che ha disciplinato la fecondazione artificiale, siano un’eredità che, per volontà del  de cuius, non si possa in alcun modo rifiutare. Sempre più spesso si percepisce un volontario immobilismo in merito alla possibilità di modifica di queste due leggi intrinsecamente inique, come se il mantenimento dello status quo fosse già di per se stesso una vittoria. E così i ranghi, a volte anche in casa cattolica, si serrano sulla difesa dell’aborto chirurgico versus quello chimico, delle fecondazione omologa versus quella eterologa, delle dichiarazioni anticipate di trattamento versus l’eutanasia.

Invece la lezione iberica ci insegna che per evitare il peggio non deve essere difeso il male minore, ma occorre spingersi a cercare il bene maggiore, cioè si deve osare e voler rilanciare sempre più. Solo giocando d’attacco c’è speranza di segnare qualche goal, ciò a voler dire che solo così si eviteranno pilloline varie abortive e pratiche come l’utero in affitto. Non certo chiudendosi a catenaccio in difesa. Quello che sta auspicando Gallardon, a parti invertite, lo sta facendo già da tempo in Italia il fronte pro-choice che ad esempio non pago di aver l’aborto di Stato negli ospedali è riuscito ad averlo anche in forma domestica (RU486 e pillola del giorno dopo), non contento di avere la fecondazione omologa con un limite per ogni ciclo di tre embrioni è stato in grado con l’appoggio di giudici compiacenti di scavalcare questo limite. E appena strette tra le mani la palma della vittoria ecco che già corre verso nuovi traguardi: l’eterologa, l’eutanasia omissiva e un giorno quella attiva, il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, il “matrimonio” omosessuale, l’eliminazione della possibilità garantita dalla legge di eccepire l’obiezione di coscienza da parte di quei medici che si rifiutano di praticare aborti.

Come invertire l’asse di questo piano inclinato? Dall’ex cattolicissima Spagna forse stanno venendo indicazioni utili.

 



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