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Cronaca

ABORTO/ La modifica della 194? La Spagna ci insegna che non è un tabù

Il ministro della Giustizia spagnolo, spiega TOMMASO SCANDROGLIO, ha detto che la legge sull’interruzione di gravidanza sarà modificata in senso restrittivo. Perché, in Italia, non si può?

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In bioetica c’è un paradigma che pare incontrovertibile: quello del piano inclinato. Detto in parole povere se oggi va male domani andrà peggio. Il fronte pro-choice si muove ormai da tempo lungo questo piano inclinato chiedendo sempre di più. E così l’aborto chirurgico è la porta d’ingresso per quello chimico (RU486, pillola del giorno dopo, EllaOne); il testamento biologico è sponda per avere l’eutanasia, la fecondazione omologa è l’apripista per quella eterologa, il riconoscimento delle unioni civili serve per sdoganare il matrimonio omosessuale. Ma esistono le eccezioni. Il Ministro della Giustizia spagnolo Alberto Ruiz Gallardon è una di queste.

L’altro giorno ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano La Razon in cui senza mezzi termini ha affermato che è sua intenzione cambiare l’attuale legge sull’aborto approvata dall’ex governo Zapatero. E non cambiarla in senso più liberticida, ma in senso più restrittivo. “Non intendo che si lasci il concepito senza tutele, permettendo l’aborto – sottolinea Gallardon – per il fatto che questi abbia qualche tipo di imperfezione o malformazione. Mi pare eticamente inconcepibile che abbiamo convissuto per così lungo tempo con questa legge. Io credo che il medesimo livello di protezione che si offre ad un concepito senza nessun tipo di imperfezione o malformazione debba riconoscersi anche a quello in cui si constati una carenza delle capacità presenti invece nel resto dei concepiti”.

Il ministro non è nuovo a queste felici uscite.  A marzo di quest’anno dichiarò che “nella società attuale in molte occasioni si origina una violenza di genere strutturale contro la donna per il mero fatto della gravidanza”. La futura legge, aggiunse Gallardon, “si ispira al diritto della donna ad essere madri”. Altro che “diritto” all’aborto.

Il ministro iberico si trova infatti a smantellare la recente legge di Zapatero del luglio 2010 che permette con larghezza di abortire sempre e comunque entro la 14° settimana. Se si riscontrano anomalie nel feto il limite scivola a 22 settimane. Uno dei punti più iniqui di questa legge – che Gallardon ha già annunciato di voler eliminare -  è la possibilità offerta alle 16enni e alle 17enni di abortire senza nemmeno aver consultato i genitori. Gli intenti di Gallardon – nella speranza che poi si tramutino in fatti giuridici – sono illuminanti per noi italiani almeno per il seguente motivo: nulla è mai scritto per sempre.