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BAGNASCO/ Per i politici cattolici un affondo con lo “zampino” di San Lorenzo

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Angelo Bagnasco (Infophoto)  Angelo Bagnasco (Infophoto)

La storia di san Lorenzo, cui è dedicata la cattedrale di Genova, che nel terzo secolo, si rifiutò di consegnare all’imperatore Valeriano i beni della Chiesa, li donò ai poveri e quindi presentò quest’ultimi come “i tesori della Chiesa”, in un certo senso obbliga il cardinal Angelo Bagnasco, che della città ligure è arcivescovo, a richiamare ogni anno il rapporto tra fede e politica. Essendo poi il cardinale anche il presidente della Conferenza episcopale italiana, le sue parole oltrepassano i confini cittadini per assumere rilevanza nazionale, ergo la sua omelia non passa certo inosservata. Quest’anno l’affondo del cardinale è rivolto soprattutto ai politici cattolici: le interpretazioni potranno essere anche maliziose, qualcuno cercherà di individuare nomi e cognomi, ma il richiamo di Bagnasco vale per tutti: politici e amministratori a qualsiasi livello.

Primo richiamo, all’identità cristiana, alla coscienza di questa identità e al suo annuncio che certo spiazzeranno tanti cristiani propensi ad affermare che “l’importante è esserci” e che tutto è una questione di coscienza personale: «Non basta la testimonianza cristiana come a volte si pensa, è necessaria anche la parola chiara e coraggiosa che accompagna l’agire e ne illumina il significato. La testimonianza da sola, infatti, proprio perché anticonformista, può essere considerata una stranezza. La parola forte del martire, invece, illumina il perché di uno stile controcorrente non per singolarità o smania eccentrica, ma per fedeltà al Vangelo. E qui troviamo la specifica presenza e la principale rilevanza del cristiano nella storia: la scelta di Lorenzo non passa sotto silenzio e nulla resta identico a prima. (…) Egli non voleva difendere le ricchezze della Chiesa - senza le quali peraltro non si può aiutare nessun bisognoso! - ma la libertà della Chiesa per la sua missione di salvezza. Quando la verità è annunciata, allora i potenti della terra - anche se discordi e contrariati - sono richiamati al loro alveo di azione, sentono che il loro potere non è illimitato e arbitrario fino a sovvertire la natura delle cose, ma deve rispondere al giudizio degli uomini, nonché a quello di Dio».



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