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Cronaca

IL CASO/ 1. Borghesi: la prova dell'immortalità? Costosa e inutile...

Giulio Romano, Giulio Romano, "Allegoria dell'immortalità", 1540 ca (part.)

Questo è un rilievo interessante. In realtà per ognuno di noi la speranza – la speranza di Socrate – in una continuità della vita dopo la morte sorge a partire dall’esperienza della vita presente. Una vita inutile, una “passione inutile” (Sartre), generano la sensazione che la morte sia la fine di tutto. È il nichilismo attuale. La credenza che le persone, dopo la morte, non siano solo cenere è legata alla percezione della loro insostituibilità, novità, irriducibilità ad un pezzo effimero di materia. È legata ad un’esperienza di affettività per la quale, come afferma Gabriel Marcel: «Ama chi dice all’altro “Tu non puoi morire”». La certezza dell’immortalità, altrui e, quindi, propria, si fonda sull’esperienza di un riconoscimento amoroso per il quale l’essere trionfa sul nulla. È nel suo orizzonte che si afferma la trascendenza della persona rispetto all’ordine della materia.

L’indagine commissionata dalla Fondazione Templeton sarebbe ipotizzabile in un Paese con una tradizione spirituale diversa?
In un Paese a tradizione buddhista certamente no. Il destino di ciò che è singolo, individuale, così come l’anima di ciascuno non hanno, infatti, in questo contesto, un valore particolare. L’individualità è l’illusione che deve essere superata nel grande Nirvana. Diverso è il caso dell’Occidente. La proposta della Templeton si inserisce, in realtà, in una temperie spirituale tipicamente americana. È a partire dalla fine dell’800, dalla riflessione di Ralph Waldo Emerson, che la cultura americana conosce un singolare mix tra il culto positivistico delle scienze ed uno spiritualismo che attinge alla tradizione cristiano-protestante. Questo positivismo, che coniuga scienza e religione, si flette nel programma affidato a Fischer di confermare empiricamente la credenza nell’immortalità mediante le prove di “fine vita”. Si tratta di esperienze, di cui esiste un’ampia documentazione, di visioni di luce, accompagnate da sensazioni di felicità, vissute da persone giunte a due millimetri dalla morte. L’idea di avere una prova sperimentale dell’immortalità accomuna il programma della Templeton alla religione positivistica di fine 800 quando nell’Europa atea e miscredente andava di moda, soprattutto in Inghilterra, lo spiritismo, il contatto “scientifico” e sperimentale con gli spiriti dei defunti.

In questo periodo di crisi economica planetaria, un “investimento” di questa importanza non poteva essere destinato a interventi meno filosofici? Oppure in questo periodo le domande fondamentali sulla vita e sul proprio io diventano più essenziali?