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Cronaca

IL CASO/ 1. Borghesi: la prova dell'immortalità? Costosa e inutile...

Giulio Romano, Giulio Romano, "Allegoria dell'immortalità", 1540 ca (part.)

Certamente il programma intercetta, a livello esistenziale, un bisogno reale. Gli anni della globalizzazione post-marxista hanno rappresentato il dilagare di un positivismo forte – fiducia nel progresso e nel benessere garantito dal mercato mondiale – unito ad un libertinismo gaudente che si esprimeva come “movida” perenne. Nella crisi attuale di questo movimento planetario il positivismo cambia pelle, da materialistico diviene religioso. L’irreligione occidentale (Del Noce) va in crisi, l’inquietudine riaffiora e, con essa, la domanda sul destino ultimo di ciascuno. La ricerca della Templeton rappresenta, da questo punto di vista, un mutamento di registro nella Mainstream americana. Sui suoi risultati effettivi si può, invece, dubitare. Non solo la cifra, ingente, poteva essere erogata per migliori finalità, ma anche il risultato auspicato, come si è detto,  non può che essere deludente. Sul terreno dell’immortalità non ci sono, infatti, cose nuove da scoprire. Pensarlo è il frutto della (ingenua) mentalità positivistica che ipotizza, in questo campo, un progresso della conoscenza. In realtà qui la conoscenza, compresa quella filosofica, ha senso solo come autenticazione di certezze morali già acquisite. Quanto l’uomo “sa” o spera, riguardo al “dopo” la morte, lo sa e lo spera da sempre. È solo con l’ateismo e il materialismo dei secoli moderni che, in Europa, queste certezze elementari  sono state contestate. Non si può pensare però, al di là del racconto delle esperienze di premorte – che i neurologi materialisti si sforzeranno di ricondurre a processi fisiologici “naturali” – , di aggiungere nulla di nuovo alla sapienza, spirituale e religiosa, dell’umanità.

 

(Daniela Romanello)

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