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IL CASO/ 1. Borghesi: la prova dell'immortalità? Costosa e inutile...

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Giulio Romano, "Allegoria dell'immortalità", 1540 ca (part.)  Giulio Romano, "Allegoria dell'immortalità", 1540 ca (part.)

La Fondazione Templeton ha stanziato cinque milioni di dollari per finanziare "The Immortality Project", il progetto triennale del filosofo statunitense John Martin Fischer dedicato a studiare i "segreti" dell'immortalità. Un investimento che ha fatto discutere, sia per la somma devoluta sia per l’argomento della ricerca. Ilsussidiario.net ne ha discusso con il filosofo Massimo Borghesi.

Chi siamo, dove andiamo, cosa c’è dopo la morte: sono domande millenarie. Basteranno tre anni, cinque milioni di dollari e gli sforzi di una sola mente a fornire la risposta? Evidentemente no. La domanda sull’“al di là”, su una ipotetica continuità della vita dopo la morte accompagna la vicenda umana sin dai suoi inizi. La paleoantropologia stabilisce l’alba dell’uomo, la sua differenza dai primati superiori, in base alle sue capacità di fabbricare utensili, alla sua immaginazione simbolico-religiosa testimoniata dalle pitture e dai graffiti ruotanti attorno al sacro, dalla pratica della sepoltura dei cadaveri la quale documenta la credenza nell’al di là. In tal modo l’avvento dell’uomo, come essere pensante, viene a coincidere con l’idea del divino e con la speranza nell’immortalità. Idea e speranza che non appartengono al resto del mondo animale. È su questo presupposto, a partire da cui si costituisce la religione degli antichi, che prende forma, in Grecia, la sapienza filosofica. Essa sorge non solo dallo stupore di fronte al cosmo, all’ordine cosmico, ma anche dal timore della morte, dall’intento di confermare, sul piano del logos, la speranza religiosa nella sopravvivenza dell’anima. Alla credenza socratica subentra così l’episteme platonica che trova nel Fedone le sue classiche prove sull’immortalità. Detto ciò è chiaro come la cifra erogata dalla Templeton Foundation, così come l’incarico conferito a John Martin Fischer, appaiano decisamente fuori luogo, uno spreco inutile. E questo non solo per la somma ingente  di denaro ma anche per il progetto che, al di là di qualche megaconvegno, non si comprende cosa dovrebbe partorire di nuovo rispetto a ciò che già sappiamo.

Come è possibile immaginare che ogni persona non debba fare un proprio percorso personale per trovare una risposta alle domande più profonde dell’esistenza?



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