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ILVA TARANTO/ L'esperto: licenziamenti inevitabili e senza possibilità di ricorso

L'Ilva di Taranto L'Ilva di Taranto

L’azienda privata che si trova nella situazione di non potere produrre ha di fronte a sé due sole possibilità: licenziamenti e cassa integrazione guadagni. Per la cassa integrazione guadagni occorrono dei provvedimenti amministrativi, un consenso da parte delle autorità che la devono concedere e la previsione attendibile del fatto che si tratti di una condizione temporanea. In una situazione di incertezza molto forte come quella dell’Ilva è possibile che sullo scenario più immediato di questa vicenda ci sia proprio lo spettro dei licenziamenti.

 

I lavoratori potranno fare ricorso contro il licenziamento?

 

E’ estremamente difficile. In questo caso non sarebbero licenziamenti individuali ma per procedura di mobilità. Quest’ultima, che in sostanza altro non è che una forma di licenziamento collettivo e si distingue per questo da quelli individuali, può avere un’opposizione sindacale, e sicuramente l’avrà, ma è improbabile che ne abbia una di fronte al tribunale. Nel nostro ordinamento le procedure di mobilità non prevedono un sindacato giudiziario sul merito della decisione.

 

Per quale motivo?

 

La decisione del datore di lavoro di ridurre in maniera stabile il personale, o addirittura di licenziare, è considerata come una “scelta di opportunità”. In base all’articolo 41 della Costituzione, quest’ultima compete solo all’imprenditore. In base alla norma che regola la procedura, la legge 223 del 1991, questa scelta non è sindacabile dal giudice. Il magistrato cioè non può entrare nel merito della decisione per dire se sia o meno giusta, diversamente da quello che accade per i licenziamenti individuali dove il sindacato giudiziario è molto più incisivo.

 

(Pietro Vernizzi)

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