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ILVA TARANTO/ Passera: no a una chiusura senza ritorno. Domani il summit con Clini

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Corrado Passera (Infophoto)  Corrado Passera (Infophoto)

ILVA TARANTO, DOMANI IL VERTICE CON PASSERA E CLINI "Il maggiore impegno di questi giorni è quello di evitare la chiusura senza ritorno dell'Ilva di Taranto". Lo ha detto Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, che domani insieme a Corrado Clini, ministro dell'Ambiente, sarà a Taranto in occasione del vertice sull'Ilva. Clini in una nota ha precisato: "La nuova autorizzazione integrata ambientale (Aia), la cui procedura di revisione sarà chiusa il prossimo 30 settembre, assume come riferimento l’impiego delle migliori tecnologie indicate dalla Commissione Ue e le prescrizioni del Gip di Taranto per la sicurezza degli impianti". Intanto, dopo le due ore di manifestazioni odierne, Fim-Cisl e Uilm hanno indetto una nuova tornata di scioperi per scongiurare la chiusura dello stabilimento.

Scioperi banditi dove si svolgerà il summit. Il questore di Taranto, Enzo Mangini, ha disposto il divieto di svolgimento di manifestazioni "sotto la prefettura e nelle relative adiacenze" in occasione del vertice istituzionale in programma per domani. L'incontro che vedrà protagonisti i ministri Passera e Clini si terrà in Prefettura a partire dalle 11.30. Per l'intera giornata sarà vietato il transito e la sosta dei veicoli nei pressi del Palazzo del Governo e nelle aree circostanti. Non saranno nemmeno consentiti cortei.

Clini ha annunciato anche di aver convocato per il 20 agosto la Commissione ministeriale, integrata dai rappresentanti dei ministeri dello Sviluppo Economico e della Salute, della Regione Puglia e dagli esperti di Ispra, "per definire il dettaglio del programma di lavoro che consentirà la conclusione entro il 30 settembre". "La procedura per l’aggiornamento dell’Autorizzazione integrata ambiente (Aia) rilasciata dal ministro Stefania Prestigiacomo il 4 agosto 2011", ricorda il ministro nella nota, "è stata avviata nel marzo scorso, dopo che erano emerse diverse e contrapposte criticità rispetto alla autorizzazione originale. Ilva ha presentato ricorsi contro molte delle 462 prescrizioni in essa contenute, osservando che quest’ultime erano più restrittive delle norme nazionali, e il Tar ha dato parzialmente ragione a Ilva".



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