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MEETING 2012/ Massobrio: quando la cucina diventa una "finestra" sul mondo

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“La cucina è la mia finestra sul mondo”. Così Maria Teresa Biotti, neo laureata e, a tutti gli effetti, cuoca. Lunedì sera interverrà al Meeting di Rimini, in un dialogo con altri coetanei insieme con me a Marco Gatti, sul tema “Quel gusto che ci interpella ogni giorno”. L'ho voluta perché rappresenta il sogno della giovinezza che non va mai censurato ma, possibilmente, preso sul serio. Il sogno della giovinezza di solito (“Un solo documento ci interessa e risulta sempre nuovo - scriveva Pavese -: ciò che sapevamo fin da bambini”) si alimenta nell'incontro coi nonni, rapiti da quella serena esistenza che risulta come un compimento pronto per essere poi trasmesso, non ai figli, ma a quei cuori semplici che sono i nipoti. Anche Teresa osservava sua nonna in cucina e lì ha cominciato a guardare quella che poi sarebbe diventata la sua finestra sul mondo. Giacomo Perletti, invece, si deve ancora laureare, in Agraria, ma manca poco. Nel frattempo ha affittato terreni nelle montagne della bergamasca e ha cominciato l'avventura dell'allevatore. Questa estate l'ha passata a fare il fieno e la giornata finiva quando la luce del giorno si spegneva. Una vita dura, col fascino di scoprire i segreti dei malgari del luogo, che hanno iniziato a impastarsi con il suo sogno, per insegnargli come doveva fare.

Un giorno, in queste vallate, lo verremo a trovare nel suo agriturismo, quando il progetto che sta condividendo con un amico prenderà forma. E come se la prenderà: non c'è forza più intensa del desiderio, ma di questo pochissimi parlano. Il suo desidero Giacomo lo ha coltivato nel ricordo del padre, che era sommelier e gli ha trasmesso il valore del vino, assaggiato con rispetto, proprio in quella terra dove abitava il maestro di noi tutti, Gino Veronelli. L'ho conosciuto per caso, quando un giorno mi telefonò per dirmi che mi voleva conoscere: aveva sentito parlare (male) di me e i conti non gli tornavano, come quando dentro ai rapporti affiora l'ideologia che divide il mondo e issa steccati. Ma non era un'ideologia politica, bensì una discussione critica sugli organismi geneticamente modificati. Il bello di questa vicenda è che Giacomo era della stessa opinione di chi mi voleva male, ma non gli tornava che opinioni diverse potessero dividere la gente, fino alla disistima. Siamo diventati amici e una sera intorno a una Barbera abbiamo parlato pacatamente anche di quell'argomento tabù. E ho apprezzato la sua lucidità, la sua intelligenza. Quella sera, tornando a casa, ho avuto la sensazione che avessi incontrato un mondo migliore. 


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