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MESSORI/ Frangi: omosessuali e conformismo? Vi racconto mio zio Giovanni Testori

Vittorio Messori (InfoPhoto) Vittorio Messori (InfoPhoto)

Non voglio certo fare apologie di sorta. Ma voglio distinguere una condizione umana che ho avuto modo di conoscere da vicino, da quella vulgata idiota, modaiola e mediatica oggi dominante, che fa dell’omosessualità un tema mainstreaming. Dal punto di vista della condizione umana – che è la sola cosa di cui qui mi interessa parlare – nelle persone omosessuali mi è molto spesso capitato di riconoscere persone che si portano una ferita dentro. Che devono convivere con quella ferita, come accadde con sincerità drammaticamente assoluta a Giovanni Testori.

In una stagione in cui il potere vorrebbe avere a che fare con un uomo senza ferite e senza nostalgia, l’incontro con tanti amici omosessuali mi ricorda l’irriducibilità della ferita che ciascuno si porta dentro e della nostalgia per una compiutezza che comunque − e per chiunque − non è di questo mondo.

 

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COMMENTI
16/08/2012 - Differenti conformismi... (Giuseppe Crippa)

Apprezzo molto il modo con cui Frangi tratta il tema, anche se non condivido la sua ipotetica scelta a favore di un conformismo “buonista” perché lo trovo sottilmente corrosivo del principio di natura che assegna ai due sessi una identità precisa. Se proprio non è possibile un terzo tipo di conformismo, preferisco ancora il “moralismo autoritario”, che almeno mostra chiaramente i suoi limiti, già sanzionati dal codice se detto moralismo sfocia in gesti contro la persona. Quanto a Gianni Gerace, che non conosco personalmente ma soltanto per quanto scrive nel sito de Il Guado – per esempio questo comunicato: credo che anche a lui si attagli l’osservazione di Frangi sulla “ inquietudine”.