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CRISI VACANZE/ Palmucci (Aica): l’Italia può vivere solo di turismo, anche senza gli italiani...

Pubblicazione:venerdì 17 agosto 2012

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Gli stranieri hanno continuato a prenotare come sempre con un certo anticipo rispetto alla data di partenza. Gli italiani, più che al last minute, si sono dati al “last second”. Abbiamo visto che le prenotazioni sono sempre più sotto data, anche quando si tratta di prendere un traghetto o un aereo. La realtà del “late booking” esisteva già, ma ormai si sta diffondendo: si prenota una settimana prima della partenza.

Il turismo potrebbe essere comunque un volano importante per la crescita e l’occupazione dell’Italia. Cosa bisognerebbe fare per far crescere questo settore?

Ritengo che l’Italia sia uno dei paesi che potrebbe vivere solo di turismo. Nel nostro Paese ci sono mare, montagna, laghi, città d’arte, patrimonio culturale, eno-gastronomia: abbiamo praticamente tutto. Credo che sia prioritario continuare a conquistare turisti stranieri, altrimenti rischiamo di perdere altre posizioni nel ranking mondiale dei paesi di destinazione. Fino a dieci anni fa eravamo infatti al terzo-quarto posto, ora siamo scesi al settimo-ottavo. Dobbiamo riuscire quindi ad attirare gli stranieri meno colpiti dalla crisi, quelli dei paesi del nord Europa e dei Brics. Per questo serve una promozione all’estero per quanto più possibile unitaria e non frammentata, come avviene molto spesso.

Come si può superare questa frammentazione, che a volte assume toni da campanilismo che rischiano di danneggiare tutto il settore nazionale?

Dato che non possiamo pensare di cambiare le abitudini degli italiani, se vogliamo essere un Paese di destinazione turistica dobbiamo esserlo tutto l’anno: per questo è importante la clientela straniera. Il turismo è però materia di competenza regionale. Tuttavia, all’estero sarebbe preferibile promuovere la destinazione Italia - anziché venti regioni - e poi declinarla nelle diverse mete regionali. Poi è importante che in Italia, al di là della moda e del manifatturiero, si parli molto di più di turismo e non solo nei momenti di crisi. Infine, vedere su giornali e tg sempre le stesse località da anni non aiuta: ci sono tante destinazioni, sia mare che montagna, che probabilmente non si conoscono nemmeno. E che può essere importante far scoprire agli stranieri (oltre che agli italiani).

Sarà necessaria anche una risposta “di sistema”, con una scelta strategica da parte dello Stato.

Il ministro Gnudi ha annunciato per settembre-ottobre la presentazione di un Piano nazionale per il turismo. In questo periodo lo abbiamo sentito diverse, speriamo che questo dialogo dia buoni frutti. Credo che l’Italia abbia tutte le carte in regola per attirare la clientela da ogni parte del mondo. Ma bisognerà risolvere anche problemi di infrastruttura, di conoscenza linguistica. Basti pensare che i cinesi sono oltre un miliardo. Un bacino potenziale enorme, ma occorre che almeno il personale delle strutture ricettive conosca la loro lingua. È poi fondamentale la professionalità e l’arte dell’accoglienza: oltre a conquistare la clientela estera, bisogna anche fidelizzarla.

Insomma, bisogna fare in modo di lavorare tutti nella stessa direzione.


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