BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ILVA TARANTO/ Ecco perché l'acciaieria non si può spegnere

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

(Infophoto)  (Infophoto)

Per ripartire bisogna in primis sostituire una serie di materiali, tra cui i refrattari dei forni; poi bisogna fare tutti i controlli del caso per verificare che non ci siano state rotture nelle diverse componenti, perché lavorando a così elevate temperature non è ammissibile che ci siano rotture o criticità anche solo minime. Pure in questo caso si parla di settimane o mesi. In totale, dalla fermata alla ripartenza, potrebbe passare più di un anno, tenendo conto di eventuali nuovi interventi. 

 

E da un punto di vista economico quali possono essere le conseguenze?

 

Il funzionamento a regime necessita di essere alimentato con grosse quantità di materie prime che vengono acquistate sul mercato tramite contratti a più o meno lunga scadenza. Io non conosco la capacità di stoccaggio dell’Ilva, ma se uno ferma l’impianto, a un certo punto, si dovrà fermare anche l’approvvigionamento di materie prime. E da un punto di vista contrattuale bisogna vedere come si sono regolamentati. Oltretutto, considerando che sul mercato ci sono altri players che non hanno i propri impianti saturi e che possono dunque appropriarsi della quota di mercato che l’Ilva lascerebbe “libera”, non è detto poi che sia così automatico recuperarla una volta che l’impianto, dopo lo stop, sarà riavviato.

 

Da cosa dipende invece l’emissione di sostanze inquinanti, in questi giorni al centro delle discussioni?

 

Sicuramente non dipende dall’emissione di anidride carbonica. Nel senso che l’anidride carbonica emessa da qualsiasi impianto a combustione, e non soltanto quelli della produzione dell’acciaio, non può essere catturata perché non ci sono tecnologie adatte che lo permettono. Le emissioni di altri gas, come il monossido di carbonio e la diossina, convogliati nell’ambiente tramite cammini a uscita controllata (camini), invece, possono essere abbattute senza problema tramite l’utilizzo di appositi filtri (a manica, elettrostatici, a umido…). Su questo fronte si può fare tantissimo. Ma non è su questo che si è aperta la polemica a Taranto anche perché le emissioni sono in regola. L’Ilva inoltre ha fatto negli anni passati investimenti notevoli in termine di efficienza energetica e di automazione dei processi, riducendo al minimo la presenza delle persone nelle zone a rischio.

 

Dunque qual è il problema?

 

L’aspetto più critico è l’abbattimento degli inquinanti non convogliati, ossia le polveri rilasciate dal “parco minerali”, i magazzini dove sono stoccati i grandi quantitativi di minerali utilizzati durante il processo. E basta fare un giro nei pressi dell’Ilva a Taranto per rendersi conto di quante polveri di ferro si siano depositate nel tempo.

 

Cosa si può fare di più allora?


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >