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PAPA/ Zecchi: finanza e politica hanno bisogno di un infinito "incarnato"

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Benedetto XVI (Infophoto)  Benedetto XVI (Infophoto)

Oggi molto spesso l’agire umano è orfano dell’infinito. Pensiamo al mondo della finanza e di certa economia, che ha la sua finalità in se stesso. Non dice mai il significato di quella determinata operazione, si chiude nella sua autoreferenzialità.

Del rapporto che l’uomo intrattiene col Creatore, Benedetto XVI dice che è «una forma impressa col fuoco nell’anima». Lei come si sente personalmente interrogato da questa «ipotesi»?

La vera domanda esistenziale è quella che rimanda al senso dell’infinito. Io credo che qualunque persona che abbia una sensibilità che va al di là della pura e semplice materialità della sua esistenza, inevitabilmente percepisca il legame con l’infinito come costitutivo. Questa tensione all’infinito è primigenia, appartiene al bambino. Forse, anzi, la diseducazione dei bambini è all’origine di quella negazione che arriverà più tardi. 

Finito e infinito non sono rimasti estranei. «Il Dio eterno e infinito ha lasciato il suo Cielo ed è entrato nel tempo, si è immerso nella finitezza umana» scrive Benedetto XVI. 

Non mi sento di intervenire su questo. Posso dire, da laico, che il sentimento religioso è quello stato d’animo che porta sempre l’uomo a conoscere il limiti della sua finitezza. Quando non c’è sentimento religioso, allora prevale una propria, autoritaria, dimensione finita. È l’idea dell’autosufficienza dell’uomo, della sua pretesa e illusoria onnipotenza.

Lei prima ha citato la finanza. La politica oggi ha bisogno dell’infinito?

Avrebbe bisogno di comprendere che i problemi non possono essere considerati soltanto fine a se stessi, ma devono avere una proiezione, un progetto, indicare una vita possibile. Se questo manca, tutto quello che fa si chiude in se stesso. Ma questo avviene per tutte quelle che Benedetto Croce chiamava pseudoscienze. L’economia è una di queste. Prive di un’apertura che può derivar loro solamente dalla dimensione etica, diventano nulla.

E la tecnica?

Le biotecnologie sono oggi quel mondo di cui il Pontefice parla come di un falso infinito. Quando, ancora una volta, le tecnologie non sono al servizio dell’uomo, lo asserviscono, illudendolo di essere onnipotente. L’esito è quello che vediamo: l’uomo oggetto di manipolazione nel suo stesso essere.



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