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ILVA TARANTO/ Saglia (Pdl): sentenze che portano alla desertificazione industriale

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I morti di Taranto fanno riferimento a fattori di rischio risalenti a 15 anni fa. Oggi questi rischi non sussistono: si sta facendo una sovrapposizione tra quello che c’è stato e quello che c’è. Da quando i Riva hanno rilevato l'impianto hanno investito cifre enormi per la sicurezza ambientale: 300 milioni di euro solo nel 2009. In assoluto il 24% del totale degli investimenti contro il 13% di altre aziende del settore. Impianti di questa dimensione vengono migliorati nel corso degli anni e quando è stato venduto al Gruppo Riva non era in buone condizioni. Bisogna considerare poi che l’Aia (l’autorizzazione integrata ambientale) è stata concessa a seguito di investimenti fatti e quelli promessi con il beneplacito degli enti locali. L’Ilva è vittima anche di una schizofrenia delle istituzioni: da un lato il Tar Puglia che considera troppo impegnative le misure di protezione richieste dall’Aia e dalla Commissione Europea; dall’altro lato la Procura di Taranto che ritiene che le misure adottate siano poco impegnative. Questo conflitto genera problemi non solo all’azienda stessa ma anche alle amministrazioni pubbliche.


Se dunque queste scelte di ammodernamento non sono sufficienti ad assicurare un elevato standard di protezione ambientale, come rilevato dalla magistratura, e bisogna allinearsi con gli obiettivi dell’Aia, allora è giusto che nuovi investimenti vadano a potenziare la tutela della salute e dell’ambiente. C’è un percorso già avviato e condiviso tra Governo, Regione e sindacati per risolvere i problemi ambientali. Il ministro Clini si è impegnato in prima persona ad affrontare la questione. C’è bisogno quindi di più fiducia nelle istituzioni e che ci sia un confronto tecnico di merito e che il Tribunale del riesame entri nello specifico della questione.



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