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ILVA TARANTO/ Saglia (Pdl): sentenze che portano alla desertificazione industriale

Pubblicazione:giovedì 2 agosto 2012

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La decisione della magistratura di mettere sotto sequestro l'altoforno dell'Ilva e condurre agli arresti domiciliari proprietà e manager è un unicum che potrebbe avere conseguenze devastanti. Innanzitutto l’Ilva è una struttura di fondamentale importanza nel contesto produttivo e occupazionale italiano perché lavora il 30% della produzione nazionale di acciaio. Inoltre, e questo è fondamentale, la soluzione giudiziaria ai problemi economici rischia di allontanare possibili investimenti nel nostro paese. Se all’elevato costo dell’energia (superiore del 30% rispetto al resto dell’Europa) e a un costo del lavoro e un’imposizione fiscale elevata, aggiungiamo la possibilità di bloccare le fabbriche con un’ordinanza, rischiamo davvero una desertificazione industriale.

Non deve assolutamente passare il principio che basta un fronte ambientalista per bloccare un’impresa altrimenti da noi non verrà a investire più nessuno. Si corre il rischio di dover importare prodotti da altri paesi dove ci sono normative ambientali molto meno restrittive, come in Cina o negli Stati Uniti. Io non critico gli ambientalisti intellettualmente onesti, ma troppi hanno ambizioni politiche e usano le loro battaglie per prendere voti. Questi sono irresponsabili e rischiano di fare grossi danni. Il settore dell'acciaio è fondamentale per l’Italia che ha un tessuto produttivo industriale a vocazione manifatturiera. L’impianto dell’Ilva è importantissimo a livello nazionale perché incide sulle esportazioni siderurgiche del Paese e sulle forniture ai vari segmenti di trasformazione dell’industria italiana. Il settore dell'acciaio assicura un lavoro a oltre 100mila addetti, produce ricchezza per oltre 50 miliardi.


Lo stabilimento di Taranto è il maggiore e fra i più competitivi a ciclo integrale a livello europeo, uno dei più imponenti a livello mondiale e la più grande fabbrica manifatturiera per numero di addetti diretti. Pertanto deve essere assicurata la capacità produttiva in quanto costituisce una risorsa strategica per l’intero Paese. Inoltre impianti di questo tipo e di questa grandezza fanno più danni all' ambiente quando sono fermi che quando sono in attività. Così a distanza di anni possiamo dire che la scelta fatta negli anni ’50 del secolo scorso è stata di grande lungimiranza perché ha assicurato al territorio nazionale e al Mezzogiorno una risorsa impiantistica fondamentale per lo sviluppo e per la competizione del nostro sistema industriale nello scenario economico internazionale.


Nel corso degli ultimi anni il Gruppo Riva ha avviato un percorso di ammodernamento tecnologico degli impianti, anche alla luce della legge regionale nota come legge anti diossina. E così le emissioni oggi sono al di sotto degli standard europei: la diossina e' passata dai 4,5 nanogrammi al metro cubo nel 2008 a 0,39 nel 2011. In 5 anni le emissioni sono scese quindi sotto la soglia fissata dalla normativa regionale e quindi rispetta i parametri di legge. In Europa ci sono 28 altoforni rispetto ai quali l’Ilva è all’avanguardia. Lo stabilimento di oggi è diverso da quello che potrebbe essere la causa delle malattie e delle morti rilevate attraverso l’indagine epidemiologica. Pertanto i danni ambientali e alla salute sono stati causati dalle passate gestioni.



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