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STRAGE BOLOGNA/ Magatti: senza verità non c'è riconciliazione

L'orologio della stazione di Bologna (Infophoto) L'orologio della stazione di Bologna (Infophoto)

È possibile solo se esiste un principio di verità. Oggi il mondo rifiuta questa parola, la ritiene blasfema, una sorta di anatema. Sembra impossibile da raggiungere e così viene rifiutata culturalmente. Ma tutto questo, come vediamo, ha un prezzo. Così facendo infatti le ferite non si rimargineranno mai.  

Anche quest’anno poi non è mancato il sale, con le parole di Valerio Fioravanti contro il presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime a infiammare le polemiche. 

A questo proposito, senza mettere in dubbio la possibilità di redenzione che bisogna garantire a chi, nell’ambito della vita collettiva, paga le conseguenze in termini di punizione per le regole che ha trasgredito, bisognerebbe fare una riflessione. 
Chi si trova in questa condizione, infatti, dovrebbe rispettare il dolore di chi ne ha pagato le conseguenze. Mi ha colpito in questo senso il disprezzo e la totale mancanza di rispetto delle regole minime di convivenza. Esiste una dignità anche nel silenzio e nella riservatezza. 

Da ultimo, gli occhi sono puntati a questo punto sulla piazza di oggi e su quei fischi che spesso, a causa del colore politico, hanno rovinato le manifestazioni di commemorazione. 

Spero che questa volta non ci saranno, ma li ritengo dei campanelli d’allarme da non sottovalutare. Questi gesti fanno male alla democrazia e ci dicono che abbiamo ancora molto da crescere perché, nonostante i contributi, e gli sforzi per costruire un terreno comune, nel nostro corpo sociale esiste ancora una febbre ideologica che mina le basi di una vera convivenza civile. 

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