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Cronaca

TWITTER/ Rondolino vs Calabresi, quegli attacchi figli degli anni di piombo

Mario Calabresi, foto InfophotoMario Calabresi, foto Infophoto

Nelle diverse interviste e occasioni pubbliche ha sempre parlato del padre, non del commissario Luigi Calabresi, come ha parlato della sua straordinaria e coraggiosa madre.  Certo, è probabile che il suo nome sia  noto soprattutto per un fatto straziante di nerissima cronaca, ma vorreste questo privilegio per affermarvi? E’ indecente pensarlo, non solo dirlo.  La moglie? Ginzburg, cognome pesante, nella letteratura e nella storia politica. Siamo certi che chiunque apparteneva a una certa élite culturale la pensasse  all’unisono, e  anche fosse, attribuiamo ai figli le colpe dei padri? E’ pieno di giornalisti nelle varie testate  e in tv che senza nulla pagare hanno scritto e insultato Calabresi e quelli come lui, all’epoca, dalle colonne di un giornale che mandava gli accoliti perlomeno a sfondare le vetrine.

Lo sfogo rabbioso di Rondolino, per sua stessa ammissione, segue una mancata collaborazione, non motivata, sulle colone de La Stampa. Non indigniamoci troppo, anche se viene spontaneo, sappiamo che molte anime belle ragionano e scrivono a seconda di interessi ben poco nobili, e semplicemente non hanno la faccia di ammetterlo. Ma c’è qualcosa di più grave dietro:  una pagina di un passato lacerato, seppur lontano, non si è chiusa ancora, e nonostante i trasformismi e le transumanze, chi è stato comunista o diceva di esserlo in certi anni non ha cambiato pelle, né nel giudicare la realtà né nell’usare le bombe, verbali, questa volta, per annichilire i nemici.

Pensiamoci, come è da pensare lo strumento dei social network, la loro forza di diffusione e il potere di attacco: non ho risposte prefissate, perché aborro ogni forma di censura e  libertà condizionata, ma tocca anche ragionare sul condizionamento delle opinioni, e come si rischia in prima persona parlando in tv o scrivendo un articolo, forse è giusto che ci si assuma  analoghi rischi lanciando frecce su twitter. Ci ha provato la signora Ferrari, per una questione di eleganza, di stile, per un’offesa che riguardava l’estetica e una femminilità ferita.  Qualcuno ha sorriso. Stavolta  trattasi di offesa più grave, che non si può rubricare in un lancio di Dagospia, e diventare soltanto  argomento  di chiacchiericcio scanzonato delle ferie agostane.

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COMMENTI
03/08/2012 - Art. 21 Cost. (Fabrizio Rondolino)

Le menti deboli invocano sempre la censura