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IL CASO/ Meluzzi: ecco cosa spinge a raccontare un omicidio in un romanzo

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Se invece l’assassino ha scritto il libro dopo il ritrovamento del cadavere della giovane prostituta, continua a spiegare Meluzzi, «allora appartiene più a un comportamento narcisistico da serial killer: un uomo che avverte un “io” patologico gonfiato e reso ancora più ipertrofico da un fatto diventato di pubblico dominio, e che quindi vuole in qualche modo rivendicare un’azione che ormai è sulla bocca di tutti, anche per evitare che qualcun altro possa prendersi il “merito”. Pur di non vedersi usurpare il titolo di assassino seriale, infatti, questo tipo di personalità sceglie di mettere una sorta di “timbro” sull’azione commessa proprio mediante la narrazione».  

 

(Claudio Perlini)

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