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CARCERE/ Tamburino (Dap): ripensare la pena? Far lavorare tutti

Pubblicazione:mercoledì 22 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 22 agosto 2012, 11.01

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Innanzitutto, come organizzare la detenzione perché essa sia fortemente dissuasiva e al tempo stesso massimamente costruttiva. Poi, in quali limiti la detenzione sia insostituibile; e in quali limiti si debba e si possa sostituire con altre sanzioni.

 

In che modo? Integrandola con altre sanzioni o sostituendola completamente?

 

Anche sostituendola in modo completo. Naturalmente non sempre e non in tutti i casi, ma dove sia possibile anche in modo completo.

 

Al Meeting si è parlato delle Apac brasiliane. Ci sono altri sistemi di detenzione dai quali potremmo imparare qualcosa?

 

Ci sono ed è sempre utilissimo conoscerli, ma bisogna fare molta attenzione perché un sistema di detenzione funziona, mi passi il termine, quando funziona bene a casa sua. Significa che un sistema che funziona in un determinato contesto potrebbe funzionare diversamente, o non funzionare affatto, se portato da un’altra parte. In Brasile la lettura di un libro porta a una diminuzione di pena fino a un certo numero di giorni ogni anno; noi questo sistema, in un’altra forma che è quella della liberazione anticipata, lo conosciamo dal 1975, cioè da quarant’anni. 

 

La legge Smuraglia (22 giugno 2000, n. 193, Norme per favorire l’attività lavorativa dei detenuti, ndr) è ferma. Che cosa auspica?

 

Che venga rifinanziata al più presto. Ha dato buoni risultati e sarebbe grave se il fondo non venisse ripristinato.



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