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POLEMICHE/ Sapelli: le "cantonate" di Famiglia Cristiana sul Meeting

GIULIO SAPELLI risponde a Famiglia Cristiana, secondo cui il Meeting di Rimini non fa altro che applaudire il potere, da chiunque rappresentato, e non le parole o le idee

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Quello che mi ha sempre colpito del Meeting di Rimini è l’intreccio tra la soggettività di coloro che partecipano come volontari e il rapporto che essi istituiscono con i grandi temi della politica nazionale e internazionale. Oggi l’Italia è investita da una crisi economica e sociale che in molti abbiamo definito in primo luogo una “crisi morale”, ossia una crisi che ha tra le sue concause molto più di un’inserzione non virtuosa nella globalizzazione e nella crisi dell’eurozona che è dinnanzi a tutti, per il conflitto tra la Germania e tutti gli altri paesi europei. Una delle cause è infatti la mancanza di una soggettività estesa a tutti i gangli e i centri sociali della nostra nazione. In questi anni infatti è prevalsa l’ipotesi secondo la quale le uniche culture del vivere associato fossero lo Stato e il mercato, dimenticando invece che l’elemento fondamentale è la società stessa che è formata dalla comunità molteplici che si ricreano continuamente tra le persone. Ogni anno il Meeting di Rimini è l’emersione evidente di questa comunità di persone, di associazioni, di imprese, siano esse capitalistiche o, come le chiamo io, dell’“economia morale” (cooperative, associazioni no profit, imprese sociali). Tutto ciò costituisce nel suo rinnovarsi non solo un evento annuale, ma anche un insieme di relazioni etiche, culturali, financo economiche, che si rinnova anno per anno, e che ha nel suo manifestarsi l’incontro tra questo insieme vastissimo di persone e di comunità con gli esponenti del potere politico. Sì, proprio del potere politico e, nel contempo, dei dirigenti delle cosiddette autonomie funzionali, ossia organizzazioni sindacali, associazioni imprenditoriali e tutte le rappresentanze di quella che si usa definire la “società economica”.  

In un Paese come l’Italia, che è caratterizzato storicamente, come osservava Antonio Gramsci nei suoi scritti dal carcere, da «un sovversivismo endemico delle classi dirigenti» (che io definirei “classi dominanti”) e anche da quelle che un tempo si definivano le classi popolari, scosse storicamente in Italia da ondate di ribellismo e di violenza collettiva che mettevano in discussione il patto che deve esistere tra lo Stato e i cittadini, il Meeting di Rimini rappresenta un unicum eccezionale. 

Migliaia di giovani, di anziani e di famiglie ascoltano non i rappresentanti del potere in senso lato, come afferma Famiglia cristiana, ma i rappresentanti eletti dal popolo, che nonostante l’attuale governo dei tecnici, che ha sottratto al popolo la sua sovranità, è ancora quello che deve dire l’ultima parola. E non si limitano certo ad ascoltare, ma ne interpretano le parole secondo il loro sentimento e il loro stato d’animo. Francamente chiamare tutto ciò “omologazione” e non invece attenzione, rispetto e perché no entusiasmo per coloro che hanno la responsabilità delle scelte pubbliche, non mi pare un fatto deprimente, ma incoraggiante, che segnala come ci possa essere un rapporto tra cittadini e Stati, non deferente, ma partecipativo.  


COMMENTI
22/08/2012 - MA UN PO' DI SUSSIDIARIETA' VERA NO ? (Guido Gazzoli)

NON sono mai stato ad un meeting di CL...ma da brava persona che si informa ne leggo i resoconti. Credo che se si affrontano dei temi ci dovrebbe essere della sussidiarietà vera , nel senso che siano esposte le tesi anche di chi è contrario a determinate cose..un confronto serio , eprchè SOLO quando si ascoltano tante opinioni si riesce a risolvere tutti insieme un problema....fare delle parrocchie ideologiche mi pare proprio negativo al massimo...copiamo il sussidiario , per favore... Guido Gazzoli