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DE MAGISTRIS/ Don Luigi Merola: oltre che dalla camorra, devo difendermi dalle istituzioni

Pubblicazione:giovedì 23 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 23 agosto 2012, 9.05

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La mia rabbia è questa, che non riesco a interagire con le istituzioni. Il Comune dovrebbe essere l’istituzione più prossima, quella che dovrebbe ascoltare il cittadino. Il politico che non ascolta deve fare un altro mestiere. Sapete perché a Napoli i preti non parlano più del paradiso? Perché noi dobbiamo togliere i ragazzi dall’inferno, dalla camorra. E adesso c’è anche la cattiva amministrazione e l’incapacità politica.

In tutto questo difficile lavoro, come la aiuta la sua fede?

La fede è il dono più grande che Dio potesse farmi, senza la fede io non avrei mai potuto affrontare questa dura lotta. Grazie a Dio che mi sta accanto, io con Lui ci parlo sin dal primo giorno che arrivai a Forcella. Io ho toccato con mano che ogni volta che pregavo, che chiedevo “Signore dammi dei segni”, questi segni arrivavano e si manifestavano. Ad esempio uno di questi segni è accaduto quando abbiamo presentato il nostro ultimo libro sulla fondazione e c’era un importante giornalista del Corriere della Sera, che poi, grazie a questo incontro, ci ha dato spazio sul giornale per parlare della nostra situazione.

Lei è impegnato da anni nel tentativo di salvare i giovani dalla camorra…

Il Signore mi sta facendo capire che non devo mollare, non voglio fare come Saviano che è dovuto andare via. Io non voglio andare via da Napoli perché noi ci dobbiamo anche sporcare le mani con questa città: è inutile avere le mani pulite se le tieni in tasca, le mani bisogna sporcarle. Adesso ho detto all’avvocato di riferire al giudice che questo ragazzo è stato arrestato solo perché per quindici giorni la fondazione è rimasta chiusa. Mi auguro che non lo rinchiudano a Poggioreale, perché lì dentro entri buono ed esci delinquente. 

Il problema delle carceri italiane è drammatico…

Le carceri italiane sono un inferno, politici fate qualcosa! Non è possibile che si costruiscano carceri e basta, bisogna costruire le scuole se vogliamo salvare questo Paese. Dobbiamo investire nella cultura, lo dico anche al governo Monti. Dico: venga a fare un giro a Napoli, venga a vedere come i beni confiscati alla criminalità ci tocca lottare per tenerli aperti perché a noi nessuno ci ha mai dato una lira. Ma io sono felice perché sento che la Provvidenza c’è ed opera. 


(Paolo Vites) 



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