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INTERCETTAZIONI/ Battista: la libertà di stampa può farne a meno

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Guardi, siamo diventati, purtroppo, dei “fotocopiatori”. E’ questa la verità. Senza voler celebrare il passato, possiamo dire che, un tempo, il giornalismo giudiziario era un'altra cosa. Consisteva nel seguire i processi, nell’informarsi dalle fonti dirette, confrontando il materiale a disposizione e facendo una selezione prima di pubblicare quella che si riteneva una notizia.

Come valuta la strenua difesa dell’attività di Assange in quanto massima espressione della libertà d’informazione?

La pubblicazione di cablet diplomatici coperti da segreto di Stato e sottratti alle ambasciate non può essere certo definita libertà d’informazione. Invece che urlare al complotto, sarebbe meglio che rispondesse alla accuse di stupro per le quali è indagato in Svezia. Questa, casomai, è la vera questione.

Tornando alla intercettazioni: rispetto al dibattito in corso in Parlamento, lei cosa suggerisce?

Spesso, la violazione del segreto istruttorio viene aggirata motivando l’ordinanza di custodia cautelare con migliaia di paginate di intercettazioni. Che, a quel punto, facendo parte di un provvedimento pubblico, diventano pubbliche anch’esse. Occorre, quindi, fare in modo che non lo diventino. Altrimenti, nel momento in cui non sono più coperte da segreto, sarà sempre facile dimostrare la legittimità formale dalla loro pubblicazione.

 

 



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