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FAMIGLIA/ Quel positivo che le statistiche Istat non vedono

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La mia esperienza riguarda solo l’affido, cioè l’accompagnamento di un bambino per un pezzo della sua vita per poi se possibile reinserirlo nella sua famiglia d’origine. Senza mai strappare le radici, perché la sfida consiste nell’accompagnare, come del resto accade per i figli naturali. Con un figlio in affido occorre sempre ricordare che non si potrà mai cancellare il suo passato nella famiglia d’origine. A Gela una madre adottiva è stata uccisa dal figlio 38enne.

 

Il rapporto con un figlio in adozione o in affido è più difficile di quello con un figlio naturale?

 

No, se si tiene conto di tutti i fattori e della sua storia. La mia esperienza è che innanzitutto anche i figli naturali sono in affido, perché non sono tuoi ma ti vengono affidati. Anche con i figli in affido non ho mai vissuto difficoltà particolarmente drammatiche, tutt’al più hanno attraversato come è normale delle fasi adolescenziali.

 

Eppure la famiglia spesso può diventare un equilibrio fragile e pronto a rompersi …

 

Le deformazioni esistono e si verificano quando non si vive la realtà per quella che è. La famiglia è indispensabile per una buona crescita, perché è il luogo che ti accoglie così come sei, senza chiederti di cambiare, ti ama gratuitamente e ti educa. Un figlio riceve quindi quell’equilibrio necessario per uscire dal nido nel momento in cui è pronto a volare.

 

Non sempre però ciò avviene …

 

Se una famiglia non vive una normalità e una semplicità, con il padre e la madre che non intendono svolgere il loro ruolo, scattano dinamiche contraddittorie tra loro e quindi la situazione per chi ci deve vivere diventa molto problematica. Che cosa sia la famiglia ce lo insegnano gli animali, e non vedo quindi perché l’uomo debba complicare tutto ciò che è semplice e naturale. Occorre tornare a essere più semplici, responsabili e coscienti di chi siamo e di ciò che facciamo.

 

(Pietro Vernizzi)



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