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IL CASO/ Gerali (Giovanni XXIII): un quartiere a luci rosse a Napoli? De Magistris dovrebbe dimettersi

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Luigi De Magistris (Infophoto)  Luigi De Magistris (Infophoto)

La proposta è quantomai bizzarra anche se, ogni tanto, a qualcuno spunta l'idea di ritirarla fuori. Questa volta è toccato al sindaco di Napoli Luigi De Magistris che, durante la trasmissione “La zanzara estate” in onda su Radio 24, ha annunciato che “Presto a Napoli potrebbe partire un progetto sperimentale per un quartiere a luci rosse. Nella nostra città - ha detto il primo cittadino - registriamo un incremento della prostituzione. Di fronte a questo dobbiamo partire da alcuni dati di fatto, la prostituzione in quanto tale non è vietata dalla legge, è vietato lo sfruttamento”. E rincarando la dose: “Io non sono dell’idea che il fenomeno non si sconfigga col manganello o con la criminalizzazione delle prostitute o dei clienti - ha aggiunto - Quindi bisogna aprire un dibattito e il tema va affrontato laicamente”. Dunque un modello in puro stile Amsterdam le prostitute sono relegate in quartiere e occhieggiano ai clienti dalle vetrine delle loro “case”. “Più o meno, qualcosa di diverso ma, in qualche modo, anche simile. Deve essere individuata un’area dove si sa che in qualche modo è praticata la prostituzione. Se noi creiamo un’area, riusciamo a ridurre enormemente la presenza della criminalità organizzata, perché quell’area verrebbe monitorata dalle forze dell’ordine. La mia idea è che si potrebbe sperimentare, lo trovo un fatto positivo per una grande città internazionale”. Per De Magistris, dunque, un'area in cui a prostituzione non è legalizzata ma tenuta sotto controllo. Qui c'è un controllo socio-sanitario, un controllo delle politiche sociali e un controllo delle forze dell’ordine, in modo da individuare subito gli sfruttatori. “Dal nostro punto di vista – dice Roberto Gerali, responsabile nazionale del Servizio Antitratta della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi - se il sindaco la pensa in questo modo dovrebbe dimettersi oltre a non avere un minimo di sensibilità verso queste ragazze che sono sotto ricatto di un racket spietato. Tanto più che il 40% delle centomila donne che troviamo sulle strade, nei locali, nelle case e nei privè sono minorenni e sotto sfruttamento: stiamo, quindi, parlando di persone non libere ma costrette alla professione. 



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