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SCENARIO/ Glendon (Harvard): l'Italia impari dalla crisi degli Usa

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Non credo che la crisi della politica negli Stati Uniti sia molto diversa dalla crisi che ha investito le altre democrazie liberali. Tutte stanno attraversando un tempo molto difficile. Nel nostro caso, una delle questioni più delicate riguarda una domanda sollevata dai pensatori politici classici e poi di nuovo da Rousseau e da Montesquieu, e rimasta senza risposta: quella del governo di un territorio esteso con una popolazione eterogenea. 

Allude ai problemi posti dall’immigrazione e dall’evolversi della cittadinanza?

È questa la grande sfida. I padri fondatori pensarono di aver trovato la soluzione nel 1787, ma nel 1787 il nostro Paese aveva un territorio esteso ma con una popolazione relativamente omogenea. Siamo in un tempo in cui ci sono molte critiche verso lo stato-nazione, alcune delle quali sono anche meritate. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che lo stato-nazione rimane una grande conquista politica, un punto di non ritorno nel trovare una via per governare un largo numero di persone nel rispetto della loro partecipazione. Questa è la sfida e penso che sia la la stessa in tutte le democrazie liberali.

Viviamo in un’epoca segnata da diritti fondamentali che spesso risultano in conflitto: le fedi e la laicità dello stato, la libertà e la vita, la salute e il lavoro per citarne alcuni. Come si può risolvere il problema?

Questo conflitto esiste in noi, dentro le nostre comunità e nei nostri sistemi giuridici. È vero: i beni che chiamiamo fondamentali sono spesso in un rapporto di tensione conflittuale con altri beni. Ora, della politica si può dire tutto il male possibile, ma la sua grande capacità è quella di poter armonizzare questi beni per quanto possibile e nel rispetto della loro rispettiva autonomia. È ciò che i tedeschi chiamano concordanza pratica. Vuol dire cercare di comporre i diritti in un modo tale da massimizzare ciò che ciascuno di essi può portare al bene comune, senza mai escludere del tutto quelli ai quali diamo un peso inferiore o differente.

Dove sta la difficoltà?

La concordanza pratica è realizzabile solo se si ha una buona comprensione di ciò che fonda ciascuno dei diritti e di qual è il loro fine: cosa nella quale un tecnocrate puro non avrà mai un buon successo. Aggiungo che più si espande la categoria dei diritti che chiamiamo fondamentali, più aumentano i conflitti reciproci. Occorre dunque pensarci molto bene prima di accoglierne di nuovi. 

Mancano due mesi alle elezioni presidenziali americane e il 49 per cento degli elettori non sa ancora per chi votare. Come lo spiega?

Io credo che gli ultimissimi sondaggi stiano mostrando che la maggior parte della gente, in realtà, ha deciso. Ancora una volta, come nel 2004, i due candidati sono molto, molto vicini, perché si fronteggiano con eguali forze due differenti prospettive sul ruolo del governo e questo farà delle prossime elezioni un momento storico. Una contea in Ohio potrebbe decidere il prossimo presidente degli Stati Uniti.

Cosa faranno i cattolici?