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IL CASO/ Se Repubblica (e i suoi video) sul Meeting si fermano solo al particolare...

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Dove gli avversativi sono perché c’è stato un problema tecnico in un’intervista, o qualche attimo di disorganizzazione per la santa messa (troppa gente), qualcuno che ha criticato Formigoni e qualcuno che l’ha applaudito (bisogna marciare in riga, non sono ammessi liberi pensieri, sennò, che movimento è?).  Ci si poteva stupire per le migliaia di ragazzi che attendono ore per ascoltare filosofi e monaci buddisti, medici e poeti;  per le altre centinaia di giovani e non più giovani che puliscono le toilettes  e servono nei punti ristoro, per quelli che hanno passato un pezzo d’estate a studiare la storia dell’Albania o chi è Jerome Lejeune, per poter spiegare agli ospiti le esposizioni;  si potevano riprendere i crocchi di gente che discute, canta, balla; quelli che semplicemente si incontrano, per salutarsi e chiacchierare. Poi certo, fa caldo. 

Qualche personalità chiamata a convegno dopo un’ora e mezza è perfino un po’ noiosa. Le file sono interminabili e i panini alla taverna spagnola dovrebbero farli senza salsa all’aglio, che si ripropone fino  a sera. Particolari. E’ lecito guardare solo a quelli, è una scelta. E’ esattamente il contrario del titolo del Meeting: questo slancio all’infinito, questo desiderio di grandezza, questo anelito al per sempre costituiscono la natura vera dell’uomo E’ una sfida. Si può allargare la ragione, e spingerla alle altezze per cui è fatta. Oppure no. E allora l’Albania è un paese da cui arrivano tanti immigrati, che spesso rubano; il rock è tutto chiasso, sesso e droga, i bambini down scoperti da Lejeune sono quelli che hanno il sorriso un po’ strano e gli occhi a mandorla. Particolari. Se non sono usati appositamente per sminuire, umiliare, svilire (verrebbe il sospetto), semplicemente tagliano fuori gran parte della realtà. E’ un peccato, no? Per tutti, ma soprattutto per chi fa del diritto di cronaca la ragione del suo lavoro.



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