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J'ACCUSE/ Ruffo (Il Denaro): Napoli, una marcia dei 40mila contro chi non vuol cambiare

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Dunque, basta con la rassegnazione che accompagna le città in declino: la rassegnazione di chi lavora e produce, dico, della parte sana e dimenticata della popolazione il cui apporto si dà per scontato perché animata da una naturale buona inclinazione. Basta! Piccoli imprenditori, artigiani, commercianti e loro dipendenti volenterosi sono la spina dorsale della nostra economia e non possono esistere solo per dovere di statistica o per offrire spunto di dibattito nei dotti convegni che si organizzano. Costoro sono il motore delle nostre comunità e senza di essi non si va da nessuna parte. Sono a corto di benzina e piuttosto che rassegnarci allo stallo occorre rimetterli al centro di un’attenzione non più di maniera, non più teorica. Basta alle proposte senza senso, ai colpi di teatro, alle mistificazioni spacciate per comunicazione, alle promesse senza seguito, alle lungaggini amministrative, alle vessazioni burocratiche.

Prima di condannare il malaffare, mettiamo ordine negli affari ordinari. La politica del quieto vivere ci sta conducendo al quieto morire: sono tanti gli operatori economici che scompaiono dalla scena senza che nessuno se ne accorga o se ne dolga. Salvo a contare poi i disoccupati che aumentano e a costatare che i crimini comuni stanno conoscendo nuove vette. Basta con l’indulgenza concessa a piene mani, con l’accettazione della mediocrità come normalità, con gli atteggiamenti collusivi, con la mortificazione dell’impegno, con il rifiuto sistematico del merito.

Ricalcoliamo la rotta. Quella che abbiamo seguito finora ci porta su una strada senza uscita. Guardiamoci attorno: quali segni di vitalità e fiducia possiamo cogliere da quello che ci circonda? Quelli che possono portano via i propri soldi e mandano i figli a studiare altrove, d’investire nel territorio non ci pensano proprio; quelli che non possono tirano una carretta sempre più pesante accettando una vita da sudditi anziché da cittadini. I cittadini sono altri, il privilegio non ha nulla a che vedere con le qualità individuali. Eppure le città per svolgere il proprio compito di trasformatori e sviluppatori di energia, unici soggetti responsabili per il futuro della generazione di opportunità di crescita e di reddito, avrebbero tutto l’interesse a modificare l’oggetto della propria attenzione rivolgendo lo sguardo verso chi potrebbe assecondare e agevolare il compito mettendo con questo un freno alla fuoriuscita dei giovani migliori, di cui tutti si dolgono, e diventando allo stesso tempo attrattori di cervelli creativi.

Con la Camera di Commercio e la Regione abbiamo cercato di mettere questi temi al centro della discussione con l’evento Napoli 2020 dal quale sono emersi numerosi spunti meritevoli di approfondimento e realizzazione. Ora siamo in attesa che si svolga il World Urban Forum cui seguirà il Congresso internazionale di Antropologia urbana, che avranno per oggetto ancora una volta gli stessi argomenti. Ma riusciremo e riusciranno questi appuntamenti a squarciare il velo dell’indifferenza e indurre a passare dalle parole ai fatti?