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LEGGE 40/ Roccella: la sentenza di Strasburgo? Se confermata, imporrebbe l’eugenetica

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Neanche questo è vero. Se lo fosse, la legge 194 conterebbe principi di eugenetica. Essa, infatti, quanto meno in linea teorica e al netto degli abusi, prevede di ricorrere all’interruzione di gravidanza tardiva esclusivamente nel caso in cui l’eventuale patologia riscontrata nel feto possa nuocere alla salute della madre.

Quali conseguenze produrrebbe la sentenza, se confermata?

Si sancirebbe il principio eugenetico in base al quale la vita di una persona disabile vale meno di quella di una persona sana. Nel caso in questione si parla di fibrosi cistica. Ma, ovunque viga la diagnosi preimpianto, la lista della patologie che la legittimano è stata, nel tempo, ampliata a dismisura. Si è stabilito addirittura che possa essere scartato quell’embrione in cui si riscontri una probabilità – perché sempre e solo di probabilità si tratta – alta di essere affetto da un tumore una volta raggiunti i cinquant’anni.

L’Italia farà ricorso?

E’ del tutto inverosimile che decida di non farlo. A prescindere dal proprio orientamento, qualunque governo, per prassi, ricorre in appello per difendere le proprie leggi nazionali votate dal Parlamento. In ogni caso, la sentenza è decisamente sommaria, fondata su informazioni approssimative. D’altro canto, le stesse procedure che disciplinano la Corte di Strasburgo fanno sì che, spesso e volentieri, i pronunciamenti di primo grado siano inficiati da un grado elevato di incertezza. Per intenderci: è noto che non di rado i testi provenienti dai singoli Paesi non vengano tradotti completamente.

Quale sarà la nostra linea difensiva?

Anzitutto, procedurale. Non si è mai visto che un ricorso venisse accettato senza che, nel Paese di provenienza, si fosse giunti fino all’ultimo grado di giudizio. E la coppia in questione non ha mai presentato ricorso in alcun tribunale italiano. Nel merito, la disciplina relativa alle categorie cui si possa concedere la facoltà di accedere alla Fiv rientra nel margine di discrezionalità che svariate sentenze precedenti hanno attribuito alla legislatura dei singoli Paesi in ordine a simili decisioni. Non è un caso che, per esempio, numerosi Paesi non permettano la prassi dell’utero in affitto. 

 

(Paolo Nessi)



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COMMENTI
28/08/2012 - Giornalismo allineato alla cultura dominante (Giuseppe Crippa)

E' confortante leggere che questa sentenza, giunta al termine di una causa che non poteva neppure essere intentata (non è corretto infatti ricorrere a questo tribunale prima di aver esperito tutti i gradi di giudizio in Italia) verrà impugnata dallo Stato con buone probabilità di successo. Peccato che questa informazione sia stata negata ai lettori dei principali quotidiani ed ai telespettatori ai quali è stato invece detto – e come prima notizia! – che si tratta di una bacchettata che la civilissima Europa dà all'Italia sempre ultima quanto a diritti civili. A volte ho l'impressione che il ventennio nel quale la stampa italiana è stata meno conformista fu il secondo del secolo scorso...