BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

LEGGE 40/ 1. Dall'Europa una sentenza contro la ragione

Scelta pesante, quella dei giudici di Strasburgo, che persistono nel perseguire una linea di forte contestazione di legislazioni nazionali a loro sgradite Il commento di LORENZA VIOLINI

Le bandiere europee (InfoPhoto)Le bandiere europee (InfoPhoto)

Dalle notizie di agenzia apprendiamo che il divieto di diagnosi preimpianto di un embrione prodotto in provetta, divieto previsto dalla legislazione italiana (insieme a quella svizzera e a quella austriaca), viola il diritto alla vita privata a familiare sancito dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, così come interpretata dalla Corte di Strasburgo. Il motivo andrebbe ricercato in una sorta di incoerenza che sussisterebbe mettendo in relazione tale divieto e la facoltà prevista in Italia di abortire se il feto, a motivo delle sue patologie, è in grado di recare danno alla salute fisica e psichica della madre.

Scelta pesante, quella dei giudici di Strasburgo, che persistono nel perseguire una linea di forte contestazione di legislazioni nazionali a loro sgradite, incuranti delle sconfessioni ricevute in passato in sede di appello alla Grande Camera; basti ricordare la sentenza di quest’ultima nel caso del crocefisso, di assoluzione per l’ordinamento italiano, nonché l’annullamento di una sentenza in materia di fecondazione eterologa e relativa alla legge austriaca, ad impianto restrittivo. La scelta è pesante anche per le molte voci che si sono levate in dottrina e nelle sedi politiche volte a sottolineare le carenze di legittimazione di giudici internazionali a contestare in modo così aperto le scelte degli Stati, scelte compiute dai relativi parlamenti i quali, invece, godono di una piena legittimazione democratica. Giudici contro giudici, dunque, e giudici conto Parlamenti? Il panorama, si sa, è irto di questioni aperte e di difficile soluzione, soluzione che tuttavia si va elaborando nelle sedi competenti, in cui si mira a confinare il potere del giudiziario europeo a casi di conclamata negazione dei diritti della Convenzione, ribadendo il carattere sussidiario della giurisdizione internazionale, carattere che altre sezioni dello stesso Tribunale di Strasburgo non mancano di ribadire.

Quanto alle motivazioni della sentenza, val la pena di notare come l’argomento molto sottolineato dai media – quella della incoerenza tra legge italiana sull’aborto e legge sulla fecondazione assistita – sia da considerare con attenzione e criticamente. Tra le due leggi sussistono infatti molti elementi di distanza e non solo temporale. Diversi sono infatti i campi di azione delle due normative, una volta a tutelare la salute della madre, l’altra mirante a proibire pratiche eugenetiche. Non banalizziamo: la diagnosi preimpianto non serve ad avere figli biondi o particolarmente intelligenti (i figli su misura, contro cui si scaglia il filosofo americano Michel Sandel nel suo bel testo Contro la perfezione); il divieto della stessa ha la funzione di impedire la selezione genetica e quindi l’eliminazione di embrioni portatori di determinate malattie, molte delle quali anche gravi. E’ ragionevole tutto questo alla luce delle più recenti scoperte scientifiche? 


COMMENTI
29/08/2012 - Sandali (Diego Perna)

Ma scuotersi un po' di polvere dai sandali, voltare le spalle e andarsene è, diciamo così, politicamente scorretto? Questa Europa tanto osannata da tutti potremmo quanto meno ridimensionarla alla sua reale importanza? Noi non dovremmo più dire Europa, dovremmo dire il popolo europeo, quello delle persone vere e non della cartina geografica o peggio l'Europa dei mercati o dell' euro. Il parlamento di Strasburgo ha degli obbiettivi precisi, essere meramente tecnico, cioè razionalistico nel senso più becero del termine. Prima c' era Mengele oggi c' è Strasburgo, è quasi lo stesso, il cristianesimo poi, è da fare fuori a tutti i costi, è troppo umano per esistere in un mondo di regole pro finanza e banchieri massoni. Non ditemi che sono esagerato, è quello che vedo sempre più chiaramente.