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Cronaca

LEGGE 40/ D'Agostino: il paradosso di una Corte a cui interessano soltanto i codici

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Qui ci troviamo di fronte al paradosso del quale si è discusso moltissimo e per il quale non si è trovata nessuna soluzione coerente e razionale. Gli embrioni vengono congelati nell’ipotesi che potrebbero essere riutilizzati dalla coppia che li ha prodotti ma in realtà possono rimanere congelati a tempo indeterminato. Non è ancora chiaro come sciogliere questo nodo. La legge inglese impone la distruzione a cinque anni dalla formazione, altre leggi consentono che questi embrioni vengano offerti alla ricerca scientifica, la legge italiana invece si è attestata su una linea di mediazione di questo tipo: possono essere congelati ma non vanno distrutti. Di più la legge non dice. Di fatto prevede un congelamento a tempo indeterminato degli embrioni. Con un paradosso psicologico ed etico: quello di contribuire alla creazione di vite umane senza consentire loro di nascere.

 

La corte di Strasburgo vuole dunque spingerci ancora più in là, verso una deriva di carattere eugenetico?

Questa vicenda ci manda un’indicazione molto precisa: la corte europea non ha manifestato nessuna attenzione al problema dell’eugenetica. Se non l’abbia fatto per “sbadataggine” o intenzionalmente andrà verificato. Ma questo è il senso della notizia che stiamo commentando: a torto o a ragione la legge italiana pare mossa da una certa sensibilità anti-eugenetica, mentre i giudici di Strasburgo hanno bypassato il problema mostrandosi non consapevoli della sua rilevanza.

 

(Matteo Rigamonti)

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