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LEGGE 40/ Porte aperte all'eugenetica. Dov'è finita la Carta di Nizza?

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In sostanza la Corte denuncia di fatto l’assenza di proporzionalità del divieto dei genitori di procedere mediante diagnosi preimpianto, alla luce del restante sistema normativo italiano, che autorizza invece i medesimi genitori all’interruzione volontaria della gravidanza, quando il feto sia affetto dalla malattia di cui sono portatori sani. “Bisogna constatare – dice la sentenza europea – che il sistema legislativo italiano in materia manca di coerenza. Da una parte, impedisce l’impianto limitato ai soli embrioni non affetti da malattia; dall’altra, li autorizza ad abortire un feto affetto dalla medesima patologia”.

Da un certo punto di vista, come dare torto alla decisione europea? La mancanza di coerenza è vera e sacrosanta. Ma il problema non sta affatto nella Legge 40, e nel divieto di “ogni forma di selezione a scopo eugenetico”, bensì in quella che prevede l’aborto e la possibilità di sopprimere una futura vita umana. Questa contraddittorietà l’aveva già sottolineata il coraggioso giudice di Spoleto sospettando d’incostituzionalità la norma che consente l’aborto nei primi 90 giorni dal concepimento, sul presupposto che la Corte di giustizia europea (organo diverso dalla Cedu qui decidente) aveva considerato l’embrione umano “suscettibile di tutela assoluta in quanto uomo in senso proprio, seppure ancora nello stadio di sua formazione/costituzione mediante il progressivo sviluppo delle cellule germinali”, al fine di vietarne la commercializzazione. Ma è evidente che – se si tutela l’embrione con tale finalità – a maggior ragione dovrebbe impedirsi la sua soppressione (la Consulta ha però dichiarato la questione inammissibile).

D’altra parte, la sentenza europea non fornisce alcuna motivazione sul punto decisivo della vicenda, ossia sulla liceità per l’uomo di procedere a forme selettive della prole. Con la diagnosi preimpianto nell’ambito di una procedura di procreazione medicalmente assistita, infatti, non si sopprime un solo essere perché debole, non si evita l’impianto di un solo embrione perché malato. Invece, si continua a produrre un embrione dopo l’altro, al solo fine di ricavarne uno “sano” da impiantare, a cui sarà data la possibilità di vivere. Tutti gli altri sono recessivi, sono “soprannumerari”, e non saranno neppure crioconservati sine die, come “color che stan sospesi” (come oggi capita a molti altri loro simili), ma eliminati come un errore di produzione.

E’ la vera selezione eugenetica, la vera ricerca dell’individuo sano e perfetto, che oggi si limita ad essere quello privo di malattia genetica, e domani potrà essere quello ritenuto il più vicino a ciascun personale e soggettivo ideale di uomo.