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LEGGE 40/ Porte aperte all'eugenetica. Dov'è finita la Carta di Nizza?

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Tale decisione poi presuppone un ulteriore diritto che non è però affermato da alcuna parte, ossia il diritto ad avere un figlio sano. La nostra Suprema corte nel 2004 e nel 2006 ha precisato che “il diritto a nascere sani significa solo che […] nessuno può procurare al nascituro lesioni o malattie, e, sotto il profilo pubblicistico, che siano predisposti quegli istituti normativi o quelle strutture di tutela, di cura e assistenza, della maternità, idonei a garantire, nell’ambito delle umane possibilità, la nascita sana. […] Non significa invece che il feto, che presenti gravi anomalie genetiche, non deve essere lasciato nascere”.

La Corte europea non si interroga affatto sulle conseguenze che produce l’accoglimento del legittimo desiderio dei genitori ad avere un figlio sano (come diritto di autodeterminazione), in relazione ai gravi problemi che presenta l’accesso a procedure che rischiano di tradursi in una nuova eugenetica. In particolare, la Corte di Strasburgo non ha neppure citato, tra le norme rilevanti nella fattispecie, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (acronimo in inglese inglese Cfreu, la cosiddetta Carta di Nizza, che invece viene sempre richiamata, a proposito e a sproposito). All’articolo 3 essa prevede “il divieto di pratiche eugenetiche, in particolare quelle aventi come scopo la selezione delle persone”. Non resta che sperare nel ricorso di appello alla Grande chambre che spesso – su questi temi – è stata più ponderata e attenta, augurandoci che venga coinvolta dal governo italiano.

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