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L’OSSERVATORE ROMANO/ A colloquio con una realtà superiore

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Dei grandi problemi della Chiesa  e specialmente della proposta del  movimento: mi interessava molto  perché era il mio primo incontro con  un movimento ben organizzato che  affrontava la crisi nella Chiesa. È  questo che mi aveva impressionato  nel 1982, e cioè che Comunione e liberazione era la risposta alla rivoluzione del 1968. Questo l’avevo avvertito subito e successivamente ho  letto che era proprio così. Ecco perché ero così entusiasta.

Come ha seguito la storia del Meeting  in tutti questi anni? Come l’ha vissuta?

Il mio primo ricordo è di un raduno di giovani entusiasti, che mostravano la loro fede, e che davano  la testimonianza della loro fede, e  che erano una forza nuova per la  Chiesa. All’epoca ho potuto portare  alcuni studenti del movimento in  Belgio e così oggi anche qui abbiamo Comunione e liberazione; anzi  nei prossimi giorni avrò di nuovo il  piacere di incontrare un gruppo di  Bruxelles.

Qual è l’originalità del Meeting, qual è  il contributo più interessante che la  manifestazione riminese ha portato in  questi oltre trent’anni di storia?

Penso che la formula, che rimane  sempre la stessa ma cambia ogni anno, abbia qualcosa di originale: è  una formula che fa alleanza tra fede  e cultura e dimostra come fede cristiana e cultura cristiana insieme siano la forma di un mondo migliore.

Nel suo monumentale lavoro uno dei  concetti fondamentali è quello della "ierofania": come lo definisce?

Bisogna cominciare cercando di  comprendere il sacro. Il sacro è la  trascendenza, una realtà che oltrepassa questo mondo ma che si rende  presente in questo mondo. La parola  ierofania deriva dal greco: il sacro, hieròs, si manifesta. Il sacro è percepito dall’uomo perché si manifesta.  Quando l’uomo si trova davanti alla  croce del Cristo o a una statua del  Buddha o davanti a un evento religioso, l’uomo sente che lì c’è qualcosa che va oltre ciò che accade ordinariamente nel mondo.

La ierofania è quindi un avvenimento  che eccede la normalità della vita?

Sì, è questo. 

Dobbiamo intenderla come vera e propria manifestazione del divino?

Della trascendenza. Del divino  nelle religioni che hanno la concezione di una divinità. Nel buddhismo, dove non c’è la concezione di  una divinità, il sacro è nel cuore  stesso del buddhismo, nel Nirvana. 



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