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IL CASO/ Victoria, Youtube e quella domanda che non avrà risposta

Un frame del video messo in rete da Victoria Vardy per ritrovare la madre Un frame del video messo in rete da Victoria Vardy per ritrovare la madre

Di più: non pretende neppure di trovarla, la mamma: vorrebbe vederla, ma accetta il silenzio, se  questo è giusto e buono per il bene di tutti. L’altra novità, rispetto ai moltissimi che s’affidano a segugi o organizzazioni, è che  Victoria fa tutto da sola, e sceglie la rete. Uno slancio, buttato in un oceano infinito di spazio e libertà.  In questa scelta umanissima e toccante si annida però un’inquietudine, una preoccupazione:  c’è chi può ingannarti, ragazza. C’è chi può illuderti. C’è chi può distrarre il tuo tempo di giovane appassionata e chiuderlo in un vortice di supposizioni, di ansie, di turbamenti. E, quando mai avessi una risposta veritiera, ti basterebbe? Sei certa che non diventerebbe un tormento, un tarlo che rode la tua letizia? Potresti non capire, non giustificare i motivi, potresti restare delusa dall’indifferenza o dalla conoscenza di troppo dolore.

Ricordiamo bene che fino a non molti anni fa,  ai ragazzi adottati e  accolti da nuove famiglie non si rivelava l’identità fino alla maggiore età, e soltanto su richiesta specifica. Si voleva preservare il presente, ed era una buon intento. Ma un uomo non è una tabula rasa: da un punto di vista biologico, sentimentale, caratteriale  siamo figli di   incontri  di uomini, su su, a salire di generazione in generazione, nel tempo. Ogni protagonista di questa catena di rapporti è stato unico, indispensabile, irripetibile. Non ci saremmo, senza quel contadino del 700 e quel cavaliere, quella servetta al castello, secoli addietro.  Chi si occupa di adozioni lo sa,  e per questo fin da piccini si racconta, prima in forma di fiaba, poi con tutti i particolari possibili, tutto quel che si sa della famiglia d’origine. Ma anch’essa ha diritto a sparire, se lo chiede, se lo sceglie. E’ duro da accettare, è difficile da capire,  ma è il diritto per cui chiediamo a ogni donna sola e ferita e spaventata da un parto di non abortire, di lasciare suo figlio, sua figlia alle cure di chi li saprà amare. Perché si genera e poi si educa, ed è un essere generati di nuovo. Così, Victoria, segui la tua strada, ma non insistere troppo. Guarda tuo padre, che trepida per le risposte che potranno arrivare, e rassicurati. E’ lui, tuo padre, e tu pensa quanto gli somigli. Hai il suo sorriso, e quella caparbia voglia di farcela con cui ti ha stretto al petto, 25 anni fa.                                         

 

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