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Cronaca

ILVA TARANTO/ L'esperto: bonificare l'area? Ci vorranno cinque anni

Occorrerebbe più collaborazione fra le diverse istituzioni e gli enti tecnici. In Italia manca soprattutto quella che impedirebbe che tutto vada in mano alla magistratura, dice TRIFIRO'

L'Ilva di Taranto (Infophoto)L'Ilva di Taranto (Infophoto)

336 milioni accompagnati da un decreto per snellire le procedure. Inizia così il lungo e complesso cammino di bonifica delle aree dell' Ilva di Taranto. Lo ha annunciato venerdì il ministro per l'ambiente Corrado Clini al termine del Consiglio dei ministri sbloccando, di fatto, un passaggio delicatissimo che riguarda l'impianto siderurgico più grande d'Europa. Da una parte il Cipe ha approvato la delibera che stanzia buona parte delle risorse per il risanamento e la bonifica dell'area mentre dall'altro, il governo non vuole perdere tempo e intende partire in tempi strettissimi con gli interventi previsti dal protocollo d'intesa siglato il 26 luglio con gli enti locali e con la Regione Puglia e sbloccare così i 336 milioni, di cui 7 a carico dell'azienda, previsti dal piano. Il decreto legge, ribattezzato subito decreto accelera-bonifica, dovrebbe, quindi, servire come corsi preferenziale per i fondi stanziati dal Cipe: potrebbero, infatti, essere messi a disposizione del commissario straordinario, probabilmente il governatore della Puglia Vendola che attende la nomina a giorni, per far partire subito le procedure. Sul fronte dei rischi sanitari ieri il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha invece ricordato, durante la riunione di Palazzo Chigi, che il sito di Taranto è stato incluso nel progetto “Sentieri” che ha come obiettivo la valutazione dei siti inquinanti sulla salute dei cittadini. Sull’argomento abbiamo interpellato Ferruccio Trifirò, uno dei più affermati chimici italiani, Preside della Facoltà di Chimica Industriale dell’Università degli Studi di Bologna, con una vasta esperienza internazionale e da oltre dieci anni direttore della rivista La Chimica e l’Industria.

Professor Trifirò, ritiene che i 366 milioni stanziati siano sufficienti per bonificare l'intera area?

E' una notizia positiva. Sono senz'altro utili perchè l'Ilva si trova su quel territorio da più di quarant'anni: il terreno e i sedimenti marini sono sicuramente inquinati. Partiamo dal presupposto che l'impianto è immenso e le varie strutture producono diversi materiali che vanno dal coke alla ghisa passando dal ferro, trattati ad altissime temperature che provocano emissioni. Di queste ultime, quelle legate al carbone possono essere molto nocive. Le emissioni possono essere provocate dai camini, dette convogliate oppure le cosiddette “emissioni fuggitive” che sono dovute ad apparecchiature non stagne e provocano fughe. C'è poi un altro tipo, il più inquinante, le “emissioni diffuse” che esalano dalle montagne di materie prime non trattate: bicarbonato di calcio e biossido di ferro.

Come pensa si procederà con le bonifiche?

Sicuramente, le industrie specializzate che si occupano della bonifica partiranno dai terreni per poi passare a quella dei sedimenti presenti sulla costa. Molto dipenderà dalle sostanze presenti: i casi di intervento differiscono se si tratta di sostanze aromatiche o metalliche.

Più o meno in quanto tempo dovrebbe concludersi il risanamento della zona?

Solitamente le bonifiche si questo tipo possono durare anche cinque anni e, comunque, non meno di quattro, volendo essere ottimisti. I processi si allungano perchè è impossibile esportare altrove il terreno ma deve essere trattato in loco.

Ritiene opportuno che in questo lasso di tempo gli impianti vengano chiusi?

Non è necessario. Gli impianti sono già stati migliorati durante gli anni e ritengo che nel nostro Paese ci siano tutte le competenze necessarie per risanare una fabbrica del genere in completa sicurezza. In Italia ci sono aziende che hanno tutte le capacità e la conoscenza per costruire apparecchiature adatte per, ad esempio, abbassare le emissioni dei camini.

Contempla l'ipotesi di una chiusura definitiva?