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DOPING SCHWAZER/ Alex, anche questo errore è un'occasione

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Alex Schwazer (Infophoto)  Alex Schwazer (Infophoto)

“Perché ho fatto una cazzata, una sola. Capisci? Una sola”. E io con la testa facevo di sì, che avevo capito che aveva fatto solo una cosa cattiva, e una soltanto.

“Allora pensaci, prima di fare le cose. Ricordatelo, sempre!” e poi mi lasciò andare. Quando mio padre mi prese per mano notò che era gelata e si chiese se per caso non stessi bene.

Non gli ho mai raccontato cosa fosse successo.

Ecco, innanzitutto tu non hai ucciso nessuno. E questa è la prima buona notizia. Per usare un termine più appropriato rispetto a quello sentito dal carcerato, hai fatto un grave errore le cui conseguenze si riverberano oggi su te e su altri. Un errore che tra l’altro ha ottenuto una straordinaria visibilità pubblica, molto più di quella che ottengono le nostre debolezze quotidiane.

Mi impressiona quando penso che c’è solo una cosa che non è possibile anche a quel Dio che reputo onnipotente: far sì che non sia mai accaduto ciò che è realmente accaduto. Mi riterrei folle se glielo chiedesse nella preghiera. Eppure è una tentazione che viviamo costantemente sul nostro errore: sperare che non sia mai successo. Ma la realtà si impone sempre, oltre il nostro volere. E questa è la seconda buona notizia. Che paradosso: in te che finora hai vissuto in modalità fast-forward, anche a ogni costo come abbiamo visto, potrebbe darsi lo strano desiderio di fare rewind e tornare indietro nel tempo. Non si può, sai.

L’unica cosa che possiamo fare è giudicare ciò che è accaduto, ciò che abbiamo fatto. E questa è la terza e ultima buona notizia che ho per te. Il mio augurio è che tu non ne esca solo pentito, ma anche ravveduto, ossia con un sapere che prima non avevi. Sapere cosa conta per te, chi sono quelli che puoi chiamare amici, dove possono portare le scorciatoie, cosa significa vincere, per cosa sei disposto a sacrificare la tua faccia. Ma di più, in cosa consiste la tua faccia. Hai dichiarato all’Ansa che la tua carriera è finita. Ok, magari hai ragione: ricordati però che è lei a essere finita, non tu.



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COMMENTI
10/08/2012 - Condanna e perdono (Giorgio Antonaci)

Ecco. Voglio rifugiarmi anch'io in questo giornale, sempre informato e moderato e in questo articolo, anch'esso non fondamentalista. Gli errori sono di chi vive, di chi agisce. Chi non fa nulla sbaglia poco, ma non partecipa affatto. E voglio rifugiarmi, infine, nel commento che mi ha preceduto: il perdono. Si ragazzo mio: il perdono lo hai chiesto, e questa è la prima condizione. Sono poi necessari il pentimento e il fermo proponimento di non commettere più quel reato, o quel peccato. Ci sarebbe, poi, la riparazione degli effetti possibili, ma in questo caso la vedo dura. Insomma, dopo quello che non dovevi fare, Alex, quello che dovevi fare lo hai fatto. Chi siamo noi per negarti il perdono. Anche se non sarà facile, buona vita Alex e perdona i miei errori. Giorgio Antonaci.

 
08/08/2012 - tieni duro ragazzo!! (davide rivi)

Si tieni duro!!! Non so come mai, ma la sensazione è quella di vedere una brava persona, stritolata da una cosa molto, troppo grande. Quello che mi sta colpendo di te in questo momento è questa voglia di verità. Per me è chiaro quanto, con che energia, con che potenza questa verità avesse bisogno di uscire. Coraggio quindi. Quanto stai passando, lascerà il ragazzo e troverà l’uomo. Fai tesoro di questa esperienza. E un giorno non avere timore di divulgarla perché chi, come te sottoposto a grandi pressioni, possa sempre capire quale è la strada che vale la pena percorrere. Segui la Verità e la Verità ti renderà libero. Davide.

 
07/08/2012 - Sbagliando si impara. (claudia mazzola)

Ieri, i commenti alla tv sul doping di Alex mi hanno fatto male. Lo hanno massacrato di condanne, chiunque abbia puntato il dito contro di lui guardi anche alla prorpia debolezza. Io intanto Alex lo abbraccio e Dio lo perdona.

 
07/08/2012 - Ingannati, traditi, delusi ma non ricattatori (Giuseppe Crippa)

Alex, sono uno di quelli che hai “ingannato, tradito, deluso”. Ma noi non faticheremo poi tanto a trovare qualche altro sportivo nel quale immedesimarci continuando questo gioco della ricerca di una eterna gioventù, quella a cui il nostro animo aspira, proiettata in ragazzi e ragazze che sono nati nella nostra stessa terra, parlano la nostra lingua madre e ci commuovono ogni volta che fanno risuonare il “poropopo” del nostro inno nazionale. Da oggi lo Schwazer competitivo ad altissimi livelli appartiene al passato, ma hai una vita davanti a te con le sfide che ogni vita racchiude: tieni presente che abbiamo bisogno di buoni carabinieri più che di buoni marciatori.