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IL CASO/ Dalla Torre (Vaticano): così un giudice decide la religione di un bambino di 10 anni

Pubblicazione:giovedì 9 agosto 2012

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Se da una parte c’è ed è riconosciuto il potere dei genitori di orientare congiuntamente il figlio minore a una religione, in caso di disaccordo entrano in gioco fattori diversi. Nella giurisprudenza italiana c’è l’orientamento ad affermare che l’interesse del minore è quello di proseguire nella religione nella quale è stato educato. Questo è lo stato della questione almeno per quanto riguarda le ipotesi che si sono verificate in passato nel nostro Paese, e che potenzialmente possono ripresentarsi alla luce della situazione nella quale ci troviamo, sia dal punto di vista dei rapporti familiari sia dell’aumentare del pluralismo religioso.

 

Ma il padre inglese non ha forse lo stesso diritto della madre a educare la figlia nella religione che preferisce?

 

Questo è vero, anche se in giurisprudenza più che di “un diritto”, in quanto i genitori non hanno un diritto sui figli, si parla di un potere di rappresentanza. Quest’ultimo consiste nel curare gli interessi dei minori. Di fronte al caso della bambina inglese, il giudice si dovrebbe chiedere quale sia in concreto e nel caso specifico l’interesse della minorenne. La madre inglese potrebbe appartenere anagraficamente alla religione ebraica, ma di fatto non essere praticante. In questo caso l’interesse del minore potrebbe essere quello di venire educato dal genitore che, in relazione alla sua esperienza di vita religiosa, possa assicurare un più compiuto soddisfacimento del minore ad avere un’iniziazione, una formazione e una pratica religiosa.

 

Quello inglese è un nuovo caso Mortara?

 

Si tratta di vicende completamente diverse. Il caso Mortara risale all’Ottocento ed è avvenuto nello Stato Pontificio. Un neonato, Edgardo Mortara, era stato battezzato dalla levatrice, sia pure all’insaputa dei genitori, in quanto era in pericolo di vita. Quando le condizioni di salute del bambino si ristabilirono la vicenda venne alla luce, e il figlio fu sottratto ai genitori per essere allevato da istituzioni cattoliche. Una volta diventato adulto, Edgardo Mortara decise di farsi sacerdote, confermando quindi una scelta che al momento iniziale non aveva compiuto di persona.

 

(Pietro Vernizzi)



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