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J'ACCUSE/ Sbai: c'è un gioco di parole che condanna le donne tunisine

Pubblicazione:giovedì 9 agosto 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Dalle stelle alle stalle, dalla libertà all’oppressione e chi più ne ha più ne metta. E il presidente Marzouki, la cui rappresentatività è ancora tutta da definire, si permetteva, stante il tracollo etico del suo Paese, di criticare in presenza dell’ambasciatore marocchino la monarchia di Rabat. Dove la Moudawana e le riforme sui diritti, nonché politiche a livello di sistema di governo, fanno invidia non solo al mondo arabo ma anche ad alcuni paesi occidentali, che di diritto spesso hanno solo un pallido vestito. La riforma della Costituzione a Tunisi non è ancora stata approvata e necessiterà la maggioranza dell’assemblea plenaria. Da chi ieri era bandito perché sovversivo e voleva instaurare il califfato islamico sulla Tunisia, da chi ieri era sulle liste nere dell’estremismo internazionale poco ci si poteva attendere, ma non è il momento del pensiero, bensì dell’azione. Ora è il momento dello sforzo, del coraggio per le donne tunisine che sono insorte ma la cui voce non è stata ancora ascoltata. Chi ha assaggiato la libertà non può mai pensare di tornare in catene, a costo della vita. Dalla Tunisia e da come si evolverà questa orribile vicenda, lo sappia bene anche l’Occidente con il suo buonismo da quattro soldi, dipende il futuro delle donne in tutto il mondo arabo. E poi, con ogni probabilità, di quelle del Continente europeo, che si avviano verso una progressiva radicalizzazione della loro condizione sociale e umana.



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