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Cronaca

IL CASO/ 2. Così Saviano e i Casalesi hanno "riaperto" la guerra di Scampia

Raffaele Abete, pregiudicato di 42 anni, è stato ucciso in un agguato avvenuto questa notte a Scampia. Secondo ALFONSO RUFFO gli eqilibri tra i clan si stanno definitivamente rompendo

Carabinieri a Scampia (InfoPhoto)Carabinieri a Scampia (InfoPhoto)

Legittimisti, scissionisti, girati: le parti in campo nella faida di camorra che oggi conosce una nuova vitalità, ultimo episodio l’omicidio nel quartiere napoletano di Scampia del pregiudicato Raffaele Abete, sono almeno tre e si fronteggiano con fortune alterne. E con una ferocia pari all’altezza della paura che i clan riescono l’un l’altro a mettersi. D’altra parte, nel regno una volta incontrastato dei Di Lauro gli spazi degli affari si contraggono e non c’è spazio per tutti.

I proventi dello spaccio di droga diminuiscono anche per effetto di una più accorta politica di contrasto delle forze dell’ordine che hanno recuperato vigore e concentrato uomini in un luogo simbolo della criminalità urbana per molto tempo lasciato quasi ad autogovernarsi. Non che mancassero gli interventi quando necessario ma Scampia e i suoi particolari caseggiati a forma di vela, veri e propri bunker di cemento armato con scappatoie note solo agli assidui frequentatori, meritano un’attenzione costante.

E l’attenzione è tornata per l’aumento del numero dei morti ammazzati, segno che gli equilibri si stanno rompendo, e la conseguente ferma intenzione della Prefettura di Napoli di non lasciarsi cogliere alla sprovvista da un’eventuale ripresa della guerra criminale che sembrava vivere giorni di tregua. Sotto la cenere di un’apparente normalità – e mentre il presidente della Regione Stefano Caldoro progetta di costruire nell’area un grande Policlinico come rimedio allo squallore - i clan non hanno mai smesso di imporre la propria legge.

Il fatto, secondo gli esperti della materia, è che la grande enfasi posta dall’opinione pubblica e dagli inquirenti sulla lotta ai Casalesi - Sandokan e compagnia bella -, per effetto anche e forse soprattutto della fortunata saga di Gomorra firmata da Roberto Saviano, ha lasciato che il massimo impegno investigativo fosse dirottato nelle zone interne del Casertano. Da qui si governa il traffico dei rifiuti tossici – provenienti soprattutto dal Nord - con grande guadagno per i malavitosi e con incalcolabile danno per l’ambiente e la popolazione.