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Cronaca

CHRIS STEVENS/ Può un film scatenare la rabbia di un popolo?

J. Christopher Stevens (Infophoto)J. Christopher Stevens (Infophoto)

E qui si arriva al punto cruciale della questione: è davvero un gruppo di fanatici ad aver mosso un’intera folla, e provocato la morte di 4 persone nella villa dov’era ospitata l’ambasciata americana? Per qualche ora anche dagli Usa hanno finto di accreditare questa tesi. Guai a rinfocolare la paura di Al Qaeda. Ma l’11 settembre, data fatale, non è accaduta a Bengasi. E proprio a Bengasi, culla dei fondamentalisti libici, non è accaduta un’azione imprevista di popoloma un’azione di guerriglia militare. Qualcuno ha sapientemente provocato la gente, e approfittato del trambusto per sparare, con armi sofisticate  e scopi definiti. Un’operazione bellica cui rispondere prontamente e con intelligente autorevolezza: magari riflettendo sui troppo facili entusiasmi dopo la morte di un tiranno, senza aver approntato le misure  necessarie per garantire il futuro di pace di un popolo; fidandosi di nuovi protagonisti della politica che non offrivano sufficienti garanzie di civiltà e democrazia (drammatica coincidenza: è di ieri sera la notizia della sconfitta di Al Jibril, sulla cui moderazione  e amicizia puntavano gli occidentali).

"E il premio sperato promesso a quei forti sarebbe o delusi rivolger le sorti… e d’un volgo straniero por fine al dolor?" Troppo in fretta abbiamo sventolato le bandiere della primavera araba per subito riporle nel cassetto: noi europei perchè affannati dai conti economici e dai balzi dello spread, gli americani dai turn over della campagna elettorale. Ma guai ad abbassare ingenuamente la guardia. 

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