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CHRIS STEVENS/ Può un film scatenare la rabbia di un popolo?

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J. Christopher Stevens (Infophoto)  J. Christopher Stevens (Infophoto)

Può un film scatenare la rabbia di un popolo, fino a portare alla violazione della sacralità di un’ambasciata, al massacro di gente innocente? No, non può. Un filmettino becero, prodotto con scarsi mezzi e soprattutto con scarse conoscenze e cattive intenzioni. Infarcito di retrivi luoghi comuni degli odiatori dell’Islam, volgare, rabberciato come fotografia e regia. Curioso che sia costato 5 milioni di dollari. Sempre che sia vero, dato che le soffiate che si leggono sui quotidiani sono via via smentite da altre più fresche informazioni: non sarebbe un imprenditore californiano soprattutto non sarebbe un ebreo, i copti non centrano, se non per un loro sito di fanatici, il reverendo che brucia il Corano non ha parte in causa, se non per il plauso a tutte le inziative idiote e foriere di pericoli. Capiremo. Quand’anche, fare un film che disprezza delirando i principi e i profeti di una fede è ingiusto e stupido, serve soltanto ad attizzare l’odio e fomentare i fondamentalismi, come saggiamente ha detto un preoccupatissimo vescovo di Tripoli, Mons. Martinelli. Però vorremmo comunque che un film, un libro, una pubblicità, non portassero mai a una reazione vendicativa violenta. E non perché si tratta di opere della creatività e dell’ingegno. Sotto la copertura dell’arte si architettano operazioni di spregio e sfregio di popoli e culture. La libertà artistica può arrivare alla celebre “merda” di Manzoni, ma oltre? E comunque non va mai usata come un’arma, e puntando il mirino. Vorremmo che un film o un libro anche se brutti e stupidi potessero girare e sottoporsi al giudizio e all’eventuale condanna della gente, senza indottrinamenti e fatwe; vorremmo che sparissero dalla memoria per la loro insipienza e inutilità, non per i roghi di piazza. Che come la storia insegna, non hanno mai cancellato le loro tracce, creando anzi i presupposti per il successo, o per l’idolatria.

Davvero i seguaci del Profeta si sentono offesi per un trailer su Youtube da scatenare una guerra santa? Non ci sono occasioni più nobili su cui impegnarsi? Chi impedisce loro di pregare, credere, sperare, nonostante la stupidità di pochi? Dobbiamo notare ancora una volta, purtroppo, che tanta attenzione e tutela dei fondamenti della fede non valgono se si tratta di altre fedi. Non è dato ai cristiani alzare la voce per i soprusi e gli insulti, per le minacce e le persecuzioni. Eppure i cristiani non sono soliti scatenare  guerre in nome di Dio.



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