BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BULLISMO/ Lorenzo: vi racconto come ci si casca dentro

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

(Infophoto)  (Infophoto)

Pur deficiente delle più aggiornate e approfondite conoscenze scientifiche, mi permetto di offrire un modesto ma reale contributo sul perché un giovane possa diventare un bullo. Dico “reale” non per superbia, ma perché questo epiteto in passato mi è stato affibbiato sul collo con una superficialità e una pesantezza che mi ha spesso ferito. Non ero io ad essere giudicato, ma la mia maschera. La solitudine è la madre di ogni “devianza”. Circondati di gente, stimati, rispettati, voluti, col telefono che squilla e il da fare che ci affanna: siamo sempre e comunque ultimamente soli. C’è uno spazio indifeso dell’animo che custodisce un fondo di tristezza cui niente e nessuno può accedere. Da dimenticare in fretta, da cancellare, da annebbiare con l’infida droga degli impegni e del successo che dall’angolo buio del potere ci strizzano sprezzanti l’occhiolino. E ci divorano. Una solitudine che può diventare rabbia, rancore, odio, violenza per un mondo che continuamente propina promesse e puntualmente delude ed inganna, perché niente soddisfa quella sete di senso che sola ci salva.

E così, l’esasperata frustrazione sembra essere l’unico rimedio a una vita che a quindici anni ha già smesso, spesso, di sedurre e affascinare. Ci si ammazza per niente, quasi fossimo mosche, come dimostra il drammatico caso della ragazza di Trieste di qualche giorno fa. “Odio la vita, la scuola, la famiglia” ha lasciato scritto… che è il modo con cui un adolescente sa dire: “mi ha deluso tutto!” Ma, allora, chi è il bullo? Chi non ha altro modo di nascondere questa amarezza e di annebbiare il suo dolore, e allora si rifugia in poco raccomandabili prepotenze e angherie. Perché, cari insegnanti, guardate bene, anzi guardate proprio i vostri alunni, e diteci: che differenza c’è in fondo tra la ragazza per bene con ottimi voti a scuola e un comportamento integerrimo da far arrossire un’orsolina, e il bullo di turno arrogante e fastidioso che tira schiaffi e dice parolacce?

In fondo, spesso, nessuna. Entrambi utilizzano le armi che l’educazione, la storia personale, le abitudini di vita mettono loro a disposizione per difendersi e parare i colpi dalla morsa opprimente della delusione.  



  PAG. SUCC. >