BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 15 settembre, si celebra Santa Caterina Fieschi Adorno

Il giorno 15 settembre la Chiesa cattolica ricorda la figura di Santa Caterina Fieschi Adorno, nata in un giorno imprecisato della primavera del 1447 nella ricca e nobile famiglia Fieschi

Tutti i santi Tutti i santi

Il 15 settembre la Chiesa cattolica ricorda la figura di Santa Caterina Fieschi Adorno, nata in un giorno imprecisato della primavera del 1447 presso la ricca e nobile famiglia Fieschi. Il padre Giacomo era morto da pochissimo tempo e la bambina crebbe mostrando fin da subito la sua fede. Si dedicava alla preghiera e alla penitenza, fuggendo i divertimenti dell'infanzia e dormendo su una tavola di legno ricoperta di paglia. Avrebbe voluto seguire l'esempio della sorella Limbania che si era fatta monaca, ma la vita e soprattutto gli interessi familiari avevano in serbo per lei ben altro futuro. La nobiltà dei Fieschi esigeva che la ragazza andasse in sposa a un uomo di alto lignaggio per accrescere la loro potenza e, quando Giuliano Adorno posò gli occhi su di lei, la madre gliela concesse in sposa. Caterina aveva 16 anni e vide all'improvviso il suo mondo deriso e compatito dal marito che amava il gioco d'azzardo, il lusso, le donne e i bagordi. Per cinque anni cercò di mantenersi lontana dalla vita scellerata di Giuliano, isolandosi in una parte della casa dove pregava in solitudine. Poi però, convinta dalle lusinghe dei parenti, provò condurre una vita pubblica come si confaceva all'aristocrazia cittadina. Ma quei divertimenti, quello sfoggio di lusso non la facevano sentire meglio, anzi tormentavano ancor di più il suo animo, finché un giorno confidandosi con la sorella Limbania comprese che doveva fare penitenza per espiare i suoi peccati. Per quattro anni visse pregando e mortificandosi convinta di dover vincere le passioni terrene per il bene della sua anima. Leggeva libri sacri e amava particolarmente le Laudi di Jacopone da Todi, durante la quaresima osservava il digiuno più completo nutrendosi solo dell'eucaristia e alla fine si rese conto di aver completamente domato il suo spirito. Prese allora a fare opere di bene e sentiva il bisogno di sacrificarsi per aiutare gli altri. Tutte le sue cure erano riservate ai poveri e agli ammalati ai quali dedicava un affetto materno. Intanto però le ricchezze degli Adorno scemavano con la vita dissoluta di Giuliano e i due sposi dovettero abbandonare il lussuoso palazzo di Via del Lomellini per trasferirsi in una più modesta abitazione. Nel frattempo anche il marito si era ormai convertito divenendo il più solerte collaboratore di Caterina: entrambi divennero terziari francescani e si dedicarono senza sosta all'assistenza degli infermi degenti presso l'ospedale Pommatone che si trovava nei pressi della loro abitazione.