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EDUCAZIONE CIVICA/ Mereghetti: è utile solo se valorizza il senso del vivere

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Carissimi amici del Sussidiario,

in Francia la chiamano morale laica, in Italia è l'urgenza che da più parti viene sollecitata affinchè riprenda in modo puntuale e organico l'educazione civica, una formazione sociale che porti i giovani d'oggi ad apprendere le regole della convivenza civile. Comunque si voglia chiamare questa direzione educativa sta diventando centrale non più il vivere, ma il convivere, lo stare con gli altri e si sta elaborando un progetto che porti dentro il mondo della scuola una vera e propria palestra delle regole dello stare con gli altri.

Vi sono in questa prospettiva dei punti fermi che diventano imprescindibili per chi propugna la centralità dell'educazione civica: il primo è la conoscenza delle regole della convivenza civile, dell'insieme di diritti e valori su cui si fonda la vita di una nazione; il secondo è la complessità di tali regole, la loro analisi porta infatti a identificare i percorsi diversi che ogni valore implica dentro la società fino ad arrivare alla dialettica spesso irrisolta tra regole comuni e relativismo; il terzo è il principio cardine di tutto il percorso di educazione civica, ovvero la tolleranza.Questa è l'educazione civica, la necessità che la scuola diventi lo specchio del vivere sociale e addestri ai valori che devono essere praticati così che la dimensione sociale non sia la sofferenza del rapporto con gli altri, la difesa dalla loro invadenza, ma un vivere bene con loro.

Così con la centralità della convivenza si sta riducendo il valore della vita, l'esistenza è ridotta a identificare le regole per poter stare con gli altri, è questo il misfatto educativo che si sta compiendo in nome di un supposto bene comune, il vivere bene insieme. Non ho nulla contro l'educazione civica, ma temo questa prospettiva falsamente laica che sradica l'uomo da se stesso, dalle sue domande e lo porta a identificare l'obiettivo massimo del vivere nella tolleranza. 

Non la tolleranza, ma lo stare con l'altro, non il convivere ma il condividere, è questo ciò che dà dignità alla vita, e per questo bisogna tenere alto il livello, prima della convivenza c'è quello per cui l'uomo si muove, la sua irrefrenabile ricerca della felicità.



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